World War Z

 World war zlocandina1 familyRegia:  Marc Forster
Anno: 2013

Apoteosi dell’effettistica 3-D per questo zombies-action movie che, forse alla ricerca di un consenso di pubblico di tipo più familiare, sacrifica alquanto l’elemento orrorifico in favore di un’estetica più muscolare, smaccatamente hollywoodiana, certamente condizionata dall’autorefenzialismo divistico di Pitt .

Brad Pitt (Fight Club, regia di David Fincher,1999; Bastardi senza gloria, regia di Quentin Tarantino, 2009; Cogan – Killing Them Softlyy, regia di Andrew Dominik, 2012; The Counselor – Il procuratore, regia di Ridley Scott , 2013), che è anche tra i produttori del film, interpreta Garry Lane, un ex ispettore dell’ONU che ha lasciato il servizio per potersi dedicare all cura della moglie Karen ( Mireille Enos, nota soprattutto per i ruoli ricoperti in serie tv come The Killing e Gangster Squad) e delle figlie.

A inizio film li troviamo incastrati nel traffico caotico di Philadelphia mentre ridono e scherzano in uno spensierato quadretto familiare quando, nel giro di pochi istanti, la folla impazzisce e sulla città si scatena una vera e propria apocalisse con tanto di morti resuscitati e infernali fiamme.

E’ l’inizio di una tragedia che scopriremo avere proporzioni mondiali, una sconosciuta pandemia che trasforma gli uomini in cadaveri erranti e famelici e che non trova spiegazione nelle congetture di scienziati e organi istituzionali.

Nel giro di poche ore città e nazioni intere sono preda de caos più assoluto e le le genti che le popolavano vanno a ingrossare l’incontenibile orda di infetti divoratori, non sembra esserci scampo, non sembra esserci ragione, non si trova spiegazione.

Garry e famiglia dopo una fuga al cardiopalma vengono messi in salvo dai governativi che contano sulle comprovate abilità  dell’ex investigatore per guidare una speciale task force che dovrebbe riuscire, grazie alla presenza di un noto virologo, a fare luce sulle origini, e dunque sulle possibilità di cura, della mostruosa infezione.world war z brad in the crowd

L’investigazione procederà tra spettacolari attacchi zombeschi e immagini suggestive, che sfruttano con strategica consapevolezza (ma con poca creatività espressiva) le ancora poco sondate possibilità visive del 3-D, portando Garry in Corea, in Israele e in Inghilterra, sino al proscioglimento finale, nel quale grazie a una inaspettata intuizione e a una buona dose del classico eroismo all’americana, sarà in grado di trovare il punto debole della pandemia in corso.

Forster ci consegna un lavoro che ostentamente mira a una spettacolarità elevata e ricco di spunti tematici, senza tuttavia riuscire pienamente nè nella realizzazione del capolavoro visivo che ci si poteva aspettare, vista l’enormità di investimento negli effetti speciali, nè nella concretizzazione dei numerosi cenni polemici che pure fanno capolino qua e là tra le gesta rambesche di Pitt e sodali.

I più informati ci riferiscono delle numerose epurazioni e rimaneggiamenti che a partire dal romanzo originale di  di Max Brooks (World War Z. La guerra mondiale degli zombi, del 2006) hanno portato dapprima all’addomesticato script e successivamente, dopo ulteriori tagli, al montaggio definitivo dell’adattamento filmico, che ha deliberatamente voluto censurare lo splatter sanguinolento che pure si era visto in alcune delle anteprime che hanno preceduto l’uscita ufficiale e le congetture fanta-geo-politiche più corrosive che costituivano uno dei motivi di maggior interesse del testo originale.

Resteranno a bocca asciutta gli amanti dello sbudellamento sublime e dell’estetica della putrescenza, che magari hanno amato i film di Boyle (28 giorni dopo e 28 settimane dopo) o la serie  The Walking Dead (ideata e diretta da Frank Darabont, anno: 2010-in corso), ma non saranno soddisfatti dalla visione nemmeno gli amanti delle intricate trame a sfondo politico e spionistico, che pure avrebbero potuto fare parte del repertorio messo in campo da questa trasposizione per il grande schermo.

world war z elicopterRestano certo alcune belle scene dalla spettacolarità elevata, spesso sostenute da un montaggio ipercinetico ed estremamente ritmico, che sebbene in alcuni punti possa spiazzare uno spettatore non troppo avvezzo agli editing  di questo tipo, riesce a conferire al complesso un’andamento incalzante e privo di tempi morti. La potenza visiva dell’opera si giova indubbiamente di un utilizzo estremamente mobile e dinamico della tridimensionalità, che a tratti sa regalare visioni prospettiche e profondità di campo in grado di suscitare un certo senso del meraviglioso,  certo, ma che tuttavia, all’occhio più critico del cinefilo, risulterà un po’ superficiale, inutilmente sensazionalistico proprio là dove avrebbe potuto sdilinquirsi in una prassi linguistica dalla cifra autoriale ed espressiva di ben altra caratura.

A livello visuale non può non colpire la massa brulicante della immane orda zombesca, che risponde a una logica moltiplicatoria e iper accelerativa tale produrre l’impressione di una vera e propria fiumana intricatissima di corpi esagitati, che grazie al 3-D si proietta letteralmente fuori dello schermo investendo lo spettatore con la violenza di un enorme fiume che abbia rotto gli argini.

Sembra che Forster abbia spinto alle estreme conseguenze i presupposti rappresentazionali di film come  The Horde (regia: Yannick Dahan e Benjamin Rocher, anno 2009) o 28 Giorni Dopo ( regia: Dannis Boyle, anno: 2002), nei quali gli zombies si muovono rapidamente in enormi masse formicolanti, nel caso in esame, però, l’asetticità di una messa in scena epurata da quelle caratteristiche repulsive che costituiscono il nucleo duro della rappresentazione cinematografica del non-morto (la putrefazione delle carni, il cannibalismo truculento ecc.) ammansiscono la visione al punto di privarla della sua specificità: avrebbero potuto essere talebani inferociti o comunisti mangia-bambini a costituire questa pervasiva moltitudine di corpi, e l’effetto sarebbe stato il medesimo ai fini della resa filmica e narrativa.world war z contro il muro

A causa dei successivi addomesticamenti e tagli che a più riprese hanno vessato tanto il lavoro scritturale che il montaggio, nella versione definitiva si sono prodotti alcuni buchi di sceneggiatura non suturati a regola d’arte, che sortiscono qualche discontinuità nel flusso narrativo e una disarmante superficialità nella definizione psicologica dei personaggi, appiattiti come li troviamo in ruoli mono dimensionali e tipizzanti (l’eroe americano biondo, buono e, ovviamente bellissimo, la moglie amorevole e fedele, il funzionario governativo ligio al dovere, suo malgrado, e privo di anima ecc. ecc.).

Pitt, da scafato mesteriante della recitazione quale è, ci lascia una performance di buon livello, per quanto priva di arditezze tecnico-interpretative e forse colpevole di una certa stereotipia di marca hollywoodiana, cui, gioco forza si deve in certa misura adeguare anche il nostro nazionalissimo Pierfrancesco Favino, che qui interpreta il ruolo  di uno scienziato dell’OMS con una disinvoltura che nulla ha da invidiare a quella dei colleghi d’oltreoceano.

Facile prevedere esiti esaltanti al botteghino per questo action movie il cui modello di fruizione mi pare assai più prossimo alla iper-muscolarità eroicizzante di pellicole come Die Hard, o della saga Resident Evil che non alla poetica tensionale del recente The Battery (regia: Jeremy Gardner, anno 2012), o dei grandi classici di Romero.

Un’occasione mancata, sotto certi aspetti, che riuscirà comunque a incontrare i gusti di un pubblico vasto e generalista, per lo più composto da famiglie e amanti dell’azione made in USA che non dai fan dell’horror nel senso pieno del termine.

 

One Response

  1. Giulio 6 luglio 2013

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