Milano Film Festival 2013

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Locandina ufficiale del Milano Film Festival 2013

Milano Film Festival ha compiuto diciott’anni e ha festeggiato in grande stile.

Tantissimi gli eventi in cui si è articolata questa edizione: due concorsi (miglior lungometraggio e miglior cortometraggio), workshop, programmazioni speciali, presentazioni, sessioni di live painting, concerti, incontri e persino proiezioni in Odorama! E anche teatro, con l’anteprima della messa in scena filmata di Sogno di una notte di mezza estate, diretta da Felice Cappa con la regia teatrale di Elio De Capitani.

Il tutto alla presenza di tantissimi ospiti italiani e stranieri che hanno parlato delle loro scelte estetiche, artistiche, tecniche e risposto alle molte domande del pubblico, sia in sala alla fine delle proiezioni sia all’esterno.

L’ospite d’onore era Sylvain George, poliedrico uomo di cinema che da anni porta avanti la sua poetica concentrandosi sul tema dell’immigrazione. Al festival sono stati proiettati tutti i suoi corti e i lungometraggi Les Eclats (2011) e Vers Madrid (2013). Gli è stata inoltre dedicata una “carta bianca” in cui il regista ha potuto mostrare al pubblico alcuni frammenti cinematografici che hanno influenzato la sua crescita artistica e quei film che lo spingono a cercare un nuovo modo di fare cinema. George ha anche condotto un workshop con undici partecipanti, finalizzato alla realizzazione di un film collettivo a episodi sulla città di Milano, “per cogliere le parole e i gesti sociali e politici dell’Italia contemporanea”.

Sparpagliato in vari punti del capoluogo, il festival ha portato all’attenzione del pubblico opere cinematografiche di notevole interesse, sia per quanto riguarda i temi sia per il fatto che gli autori sono quasi tutti giovani alla loro opera prima, con 8 donne sugli 11 registi dei lungometraggi in concorso. I film in programmazione provenivano da tutto il mondo ed è stato interessante notare come temi tra loro simili venissero analizzati e declinati in modi differenti sulla base di culture nazionali e tradizioni diverse. Le tematiche erano molto varie e spaziavano dalla ricerca della propria identità alla crisi economica, dalla violenza alle riflessioni sull’arte, dal potere dei media all’integrazione tra culture differenti.

Mit seinem Vater wird Shin zum Hinrichtungsplatz gebracht

Fotogramma tratto da “Camp 14 – Total control zone” di Marc Wiese

La sezione Outsiders era dedicata a film incentrati sul discorso della lontananza dalla famiglia, mentre le pellicole più impegnate nel sociale e nella denuncia dei misfatti perpetrati da organizzazioni religiose o governative sono state riunite nella sezione Colpe di Stato, che ha suscitato un grande interesse del pubblico poiché ha permesso di conoscere fatti e situazioni di cui la stampa e i mezzi di informazione europei e americani praticamente non si occupano. Sono le “things hidden in plain sight” di cui parla il regista di Dirty wars, Jeremy Scahill. Eccidi, genocidi, guerre, torture, strumentalizzazione del potere politico, economico e religioso, silenzi: questi e altri sono gli argomenti trattati da documentari come God loves Uganda (Ross Williams; Usa; 2013) o Camp 14 – Total control zone (Marc Wiese; Germania; 2012), alcuni dei quali sono stati presentati in questo festival in anteprima europea, come The act of killing (Joshua Hoppenheimar; Danimarca, Norvegia, UK; 2012), un agghiacciante documentario sullo sterminio degli oppositori al regime indonesiano che lascia spazio anche a riflessioni sul cinema stesso e sul potere della ri-creazione dell’orrore.

Per quanto riguarda i due concorsi, erano in gara 11 lungometraggi e 51 cortometraggi suddivisi in 10 gruppi.

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Les rencontres d’apres minuit

La Giuria, composta da Davy Chou (regista e produttore francese), Anna Henckel-Donnersmarck (programmer della Berlinale) e Cosimo Terlizzi (regista italiano), ha assegnato il premio per il Miglior Film a Les Rencontres d’après minuit (Yann Gonzalez; Francia; 2013), un’interessante opera al limite del surrealismo che sfrutta l’occasione di un incontro orgiastico per trattare temi fondamentali della vita umana come il dolore, la morte, l’abbandono e l’amore.

La Menzione Speciale è stata attribuita a Mirage à l’italienne (Alessandra Celesia; Francia; 2013), un’opera a metà tra finzione e documentario che racconta il precariato dell’Italia di oggi facendo riflettere sulla necessità di un cambiamento non soltanto individuale ma anche sociale.

La Giuria del concorso cortometraggi, composta dalla rivista di critica cinematografica Uzak, ha invece premiato come Miglior Film Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar (Jorge Lopez Navarrete; Spagna; 2013) “per l’originale riuso del simbolico legato all’esistenza delle bestie (umane), intorno a cui si muove l’immobile panorama del mondo, vissuto o sognato, impresso in una fotografia livida ed estremamente poetica, in totale magnifica assenza di parole: regno di pure, vibranti immagini”. Ha poi assegnato la Menzione Speciale a Chigger ale (Here come the problems) di Fanta Ananas (Etiopia, Spagna; 2013) “per l’ironica, divertita e fantasiosa costruzione di uno spazio-tempo puramente cinematografico eppure non privo di puntuali riferimenti alla Storia (rimodulata nel pastiche) e al reale”.

Anche il pubblico del festival ha potuto esprimere le proprie preferenze tramite un’apposita App scaricabile gratuitamente. I premi del pubblico sono stati attribuiti a Grzeli nateli dgeebi (In bloom) di Nana Ekvtimishvili e Simon Groß (Georgia, Germania, Francia; 2013) come miglior lungometraggio e a Nyuszi és öz (Rabbit and deer) di Peter Vácz (Ungheria; 2013) come miglior cortometraggio.

Come si sarà capito, il Festival è stato ricchissimo e intenso. Attendiamo dunque con ansia la diciannovesima edizione!

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