Pane, amore e fantasia

Pane_amore_e_fantasia2Regia: Luigi Comencini
Anno: 1953

«La vicenda che stiamo per raccontarvi è immaginaria. Ma è tuttavia una vicenda umana. I personaggi la vivono in veste di Carabinieri, ma non per questo cessano di essere uomini e, come tali, sentono, amano e soffrono al pari di tutti voi. Quando però la loro umanità trascende i limiti delle norme disciplinari inderogabili, sanno ritrovare sé stessi, com’ è nella loro tradizione che è il patrimonio luminoso dell’Arma».

Con questa didascalia questo grande classico entra in scena. Anticipando, per togliere ogni sorta di dubbio e per giustificare quello che verrà mostrato. Importante e necessaria, perché altrimenti il film non avrebbe visto la luce e noi non ne avremmo goduto.
Pane, amore e fantasia può tranquillamente essere definito un capolavoro, uno di quei classici del nostro cinema (quello bello) che mette in mostra l’Italia del primo dopoguerra. Povertà e ottimismo, dopo la recente devastazione, come  dati concreti e ben delineati convogliano tutti intorno ai protagonisti del lungometraggio diretto dal giovanissimo Luigi Comencini che, con estrema bravura e innata esperienza, riesce a tramutare una fiacca e debole trama in un classico senza tempo.
Camminando parallelamente al periodo neorealista italiano, sfrutterà le qualità artistiche dei suoi grandi interpreti: un Vittorio de Sica (Il conte Max, di Giorgio Bianchi del 1957 o i vari Sciuscia’, del 1946 e Ladri di bicilette, del 1948 di cui è regista) in stato di grazia e una Gina Lollobrigida (tra i vari, Le infedeli di Steno e Mario Monicelli, del 1953 e La romana di Luigi Zampa, del 1954) che proprio grazie a questa pellicola otterrà, oltre al nastro d’argento come miglior attrice protagonista, eterna consacrazione nel suo ruolo di Diva internazionale. E poi, ancora, la grande Tina Pica (Marito e Moglie, di Eduardo De Filippo, del 1952 oltre a numerosissimi titoli in cui si trova spalla a spalla ai vari Toto’, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi e altri mostri sacri dell’epoca) e il necessario carattere popolano del Carotenuto, spalla accattivante di numerose pellicole dell’epoca.
Girato totalmente a Castel San Pietro Romano e vincitore dell’orso d’argento a Berlino (1954) pane-amore-fantasiaPane, amore e fantasia ci racconta del fascinoso e attempato don Giovanni maresciallo Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica), trasferitosi  nel piccolo paese di Sagliena per dirigere l’unica stazione dei carabinieri presente. Qui non perderà tempo ad adattarsi e, assecondato dalla domestica Caramella (Tina Pica), dirigerà le proprie attenzioni alle più affascinanti esponenti della realtà femminile locale. Quest’ultima rappresentata in particolare dalla “bersagliera”(Gina Lollobrigida), cosi’ definita per il carattere fermo e audace, e la levatrice Annarella (Marisa Merlini, famosissima anche per Ladro lui, ladra lei, di Luigi Zampa, del 1958 o Il vigile, sempre di Luigi Zampa, del 1960) . Di qui i notevoli intrighi amorosi che, alleggeriti dalla comicità e leggerezza dei suoi interpreti, definiranno la pellicola riuscendo a regalare anche il bello e necessario lieto fine che ci si aspetta.  fantasia 23Comicità dettata da sana e pura improvvisazione, come voleva la tradizione neorealistica, e che in dialetto riesce a vitalizzare, divertendo, una trama che potrebbe anche definirsi superficiale. Eppure non è un difetto, bensì una caratteristica fortemente accentuata in molti lavori dell’epoca e che ritrova in De Sica e, su tutti, in Tina Pica fondamentale certezza di un cinema che brillava per le interpretazioni dei singoli, capaci di determinare il successo di una intera pellicola. E’ questo il caso di Pane Amore e fantasia, selezionato inoltre nella classifica dei migliori 100 film italiani da salvare (tra i quali figurano anche i vari Roma città aperta di Rossellini del 1945 o Luci del varietà di Fellini del 1950). Un capolavoro che vive dell’ottimismo e delle speranze di un’Italia sopravvissuta alla guerra e che diverte con la leggerezza necessaria a contrastare un pesante periodo sociale ed economico nel quale è riversata:

De Sica: «Che te mangi?»
Contadino: «Pane, marescià!»
De Sica: «E che ci metti dentro?»
Contadino: «Fantasia, marescià!!»

Il capolavoro di Comencini otterrà una nomination all’Oscar del 1954 nella categoria miglior soggetto ed un incasso a tutto il 1965 di oltre un miliardo e mezzo di vecchie lire.

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