Kiki – Consegne a domicilio

kiki-consegne-a-domicilio-recensione-film-animazioneRegia: Hayao Miyazaki
Anno: 1989

Che magia fuggire via in volo ed andare verso casa mia”. Su queste note, cantate nella sigla italiana da Gabriella Scalise, “Kiki vola alla scoperta del mondo”.

Kiki – Consegne a domicilio (traducendo letteralmente il titolo in lingua originale è Le consegne espresse della strega) è un lungometraggio d’animazione giapponese diretto da Hayao Miyazaki (regista di La città incantata, 2001) e prodotto dallo Studio Ghibli, di cui Miyazaki è fondatore.
Il film, ispirato all’omonimo romanzo di Eiko Kadono (1985), comparve per la prima volta sui grandi schermi della madrepatria nel 1989. A distanza di 24 anni approda in Italia.

Di certo non è cosa da nulla il compito che gli spetta nell’attuale 2013. Ritornare al passato, scavalcando le rivoluzioni cinematografiche del digitale e del 3D. Ma Kiki, nata da un tocco autentico di matita, è capace di conquistare.

Kiki è una giovane strega tredicenne e alle streghe che compiono 13 anni la tradizione impone di svolgere un noviziato. Deve lasciare la propria famiglia e stabilirsi in un’altra città, per imparare a cavarsela da sola.
Parte a bordo della sua scopa, portando con se solo il suo fedele gatto nero Jiji e tanta voglia di crescere.

Per pura casualità raggiunge la cittadina costiera di Koriko (città immaginaria plasmata sul fascino di città europee come Visby e Stoccolma, in Svezia) a bordo di un treno merci, dove si era fermata a riposare. Proprio una cittadina di mare era la meta che si era prefissata nell’immaginario. È una ragazzina di campagna che, non avendo mai visto il mare, non poteva che vagheggiarlo.

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Viene accolta con poco favore e molta indifferenza. La streghetta aveva talmente idealizzato quest’avventura che si ritrova delusa e spiazzata nell’affrontare da sola una realtà estranea e in certa misura ostile.
Ma Kiki è ben ostinata a trovare il suo posto nel mondo. Anche se deve farlo da sola, capisce ben presto l’importanza di stare con gli altri, di stabilire relazioni. Un incontro fortuito la porta a trovare un’ occupazione e un alloggio presso la fornaia Osono. È una signora estremamente gentile che, al contrario di altri, guarda con entusiasmo alle capacità magiche di Kiki. Grazie all’aiuto della fornaia apre una piccola attività di consegne a domicilio. Impresa per cui saper volare è particolarmente indicato.kiki-consegne-a-domicilio-foto-dal-film

Kiki dopotutto è perfettamente in grado di cavarsela grazie alla sua forza d’animo, alla sua tenacia e al suo entusiasmo. Eppure a metterla in difficoltà basta l’affiorare dell’amore. Scopre dei sentimenti per Tombo, ragazzo affascinato dal volo. E con questi nasce l’insicurezza verso se stessa, dovuta anche ad un senso di inferiorità nei confronti delle sue coetanee.

Questo è per lei un momento di passaggio difficile a tal punto da sconvolgere i suoi poteri magici.
Si indeboliscono privandola della capacità di volare e di comprendere le parole del suo gatto Jiji.
In modo inaspettato e con l’aiuto dell’amica Ursula, Kiki capisce il senso del suo noviziato.
Matura la consapevolezza che crescere significa raccogliere le proprie capacità, le proprie paure e i propri desideri, equilibrandoli per superare le difficoltà della vita.

Un messaggio semplice e chiaro: avere forza d’animo nell’affrontare la vita.

Un messaggio che solo un maestro dell’animazione come Hayao Miyazaki poteva ‘inviarci’ con tanta disinvoltura. Una metafora della vita umana che assomiglia ad una favola, esposta con leggerezza e genuinità.

Ricorrono tematiche care al regista, fondate su valori universali, che non dovrebbero mai andar persi.
E che forse il cinema attuale, quando ce li propone, lo fa sotto aspetti talmente complessi che spesso ci sfuggono. Miyazaki è legato ai temi dell’ambiente, dell’ecologia e all’importanza del ruolo, troppo spesso svalutato, della donna.
Crea un mondo di figure femminili forti, protagoniste (Kiki, Osono, Ursula), che ricoprono il giusto e meritato ruolo. Le pone in un ambiente, anch’esso protagonista, rappresentato con delicatezza e sensibilità. Perché il mondo è fragile e deve essere trattato con rispetto.

E per osservare meglio il pianeta ce lo mostra dall’alto. Da una scopa o da una mongolfiera, in volo. Volare è metafora dell’indipendenza, ma è anche semplicemente qualcosa di bizzarro, che ha sempre incuriosito il regista, proprio come Tombo. La poetica dell’autore ha l’intento di educare e sensibilizzare.
Per farlo deve smuovere la curiosità.

Kiki- Consegne a domicilio è un racconto di formazione. È un quadro incontaminato visto con gli occhi di una bambina che sta crescendo. Magari esagera nella semplicità, ma la chiarezza è un elemento necessario per comprendere. Unica pecca è la troppa staticità della storia, compensata però dalla serenità che infonde.

Ha un ritmo di positività in cui risuonano le bellezze della vita e anche solo per questo merita di essere visto.

È proprio vero che i classici non hanno età.

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