Fringe

Ideatore: J.J. Abrams
Anno: 2008

Fringe è già serie di culto e gli ascolti dei primi episodi della neonata quinta stagione riconfermano solamente quello che nella percezione diffusa è un dato di fatto.

Questo felice parto della fantasia congiunta di J.J Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci, narra delle avventure della Divisione Fringe, un reparto segretissimo e super-specializzato dell’F.B.I. che indaga sui casi, rubricati nella serie come eventi fringe,  quelli cioè la cui soluzione richieda il ricorso alla cosiddetta scienza di confine. Conflitti tra dimensioni parallele, salti e paradossi temporali, tecnomutazioni, inspiegabili creature e altri grandi classici del repertorio tematico fantascientifico costituiscono lo scenario al cui interno si collocano le investigazioni dell’agente Olivia Dunham (Anna Torv, nota al pubblico generalista per il suo ruolo nei panni della lesbica Alex in cinque puntate della serie Mistresses creata da S.J. Clarkson nel 2008, e al popolo dei gamers per la voce prestata a Nariko, personaggio del video game Heavenly Sword), del professor Walter Bishop, interpretato da John Noble (che avevamo già visto nei due episodi della saga Il Signore Degli Anelli, Le Due Torri (2002) e Il Ritorno Del Re (2003), entrambi per la regia di Peter Jackson), e di suo figlio Peter, interpretato da Joshua Jackson famoso per il ruolo di Pacey Witter nella fortunata serie televisiva Dawson’s Creek (Kevin Williamson, 1993-2003), che si trovano continuamente nella posizione di dover difendere il mondo dalla distruzione.

Le ragioni di una fidelizzazione di pubblico tanto estesa e solida risiedono tutte nel meccanismo drammaturgico flessibile che sta alla base della serie, in grado di sfruttare le suggestioni di genere provenienti  tanto dal filone del fanta-scientifico-orrorifico, quanto quelle tipiche delle produzioni di genere poliziesco e spionaggistico in cui hanno un ruolo preminente i temi dell’indagine e dell’intrigo, la soluzione di misteri o di casi difficili, ecc.

Gli amanti di serie fantascientifiche  come Falling Sky, Battle Star Galactica, Doctor Who, Visitors e simili troveranno spiccati motivi di interesse nel vasto repertorio di mutanti, mostri, buchi spazio-temporali e dimensioni parallele che forniscono il tema per le varie puntate. Anche i fedeli delle serie orrorifiche (The Walking Dead, Supernatural, X-Files, Teen Wolf, I Fantasmi di Bedlam, American Horror Story, True Blood ecc.) potrebbero trovare interessanti alcuni dei temi trattati, come la vita dopo la morte, i poteri extrasensoriali, le mutazioni orripilanti del corpo tutti ricadenti sotto il dominio della cosiddetta scienza fringe, o di confine. Per costoro sarà di sicuro gradimento il vario splatter che Walter dissemina qua e là, perpetrando continuamente sanguinose mutilazioni a corpi di umani e non e che sempre tratta con misurata quanto truculenta ironia.

La fascinazione della scienza di confine e delle tecnologie avveniristiche applicate all’indagine poliziesca, il godimento primitivo della soluzione del rebus, del rompicapo che si trova all’origine di ogni puntata, forniscono, invece, i motivi di interesse per quelle categorie di pubblico i cui gusti si orientino verso produzioni sul genere di C.S.I.-Scena del Crimine e serie satellite, Criminal MindsN.C.I.S: Los Angeles, e su tutte quelle in cui il sapere scientifico e specialistico, usato come metodo di indagine poliziesca, permette la soluzione di casi difficili o inizialmente inspiegabili.

A creare il forte legame con il pubblico contribuisce anche la messa in rappresentazione di  sentimenti e valori morali di segno forte e tali da suscitare una elementare forma di com-partecipazione emozionale in vaste fasce sociologiche. In base ad un sistema simbolico di facile lettura questa componente emozionale del concept è portata sullo schermo da alcuni personaggi di valore emblematico

Walter Bishop, che attraverso l’amore filiale recupera un rinnovato senso dell’etica e del rispetto per la vita, aderisce ad una concezione “morale” della scienza, capace, finalmente, di assumersi la responsabilità delle conseguenze del proprio operato.

Per questi motivi Walt entra in mortale conflitto con William Bell, l’amico di tanti anni e il compagno di tante avventure scientifiche, il quale persevera nella pratica di un prometeismo puro, secondando il quale l’uomo, per diritto di (cono)scienza può sostituirsi al dio nel ruolo di creatore della vita. Si tratta di un tema caro a tanto cinema del fantastico: quello del conflitto tra natura e cultura che ha fornito l’orizzonte tematico a film importanti come Frankenstein (J.Whales, 1931), Metropolis (F.Lang, 1927) o Blade Runner (R. Scott, 1982)

Anche l’argomento, sempre sentitissimo dal pubblico, dei legami familiari trova in questa serie ampio spazio e si concretizza nelle sottonarrazioni relative alle vicende del difficile recupero del legame genitoriale interrotto tanti anni prima tra Walter e Peter, e del superamento da parte di Olivia di tutta una serie di difficoltà della sfera personale dovute a traumi infantili e all’assenza della figura paterna.

Certamente l’osservatore più critico potrebbe puntare l’indice contro le soluzioni vagamente stereotipe e consolatorie offerte dalla serie a quest’ordine di problematiche. Questo genere di tendenze, tuttavia, ben si  spiega con la necessità di una diffusa non problematicità dei prodotti spettacolari (come questo) concepiti per essere consumate da estese fasce di pubblico e concepite per offrire al fruitore una qualche forma di distrazione, dalle pene del quotidiano.

Agli appassionati del romance, invece, consiglio di seguire gli andamenti irregolari della love-story tra Peter e Olivia, che alle situazioni tipiche dell’amore difficile aggiunge un ulteriore elemento romanzesco, per il fatto che questi amanti si dovranno inseguire al di là del tempo e dello spazio, attraverso dimensioni diverse e differenti percorsi temporali.

Il forte legame del pubblico con questa serie si spiega anche sulla base delle ampie possibilità di  identificazione, proiezione ed emulazione che i personaggi offrono a disparate varianti spettatoriali.

L’innata propensione narcisistica tipica dei soggetti di sesso maschile troverà  certo ottime ragioni per instaurare un forte legame identificativo con quei tratti di Walter Bishop che lo qualificano in quanto genio incompreso, individuo che difficilmente può essere capito dagli altri a causa della sua superiorità.

Questo tipo di valenze rientrano spesso nel repertorio concettuale attraverso cui l’immaginario virile si auto-percepisce e auto-definisce e non mancheranno, quindi, di suscitare un forte senso di auto-riconoscimento verso il personaggio.

Molti spettatori, inoltre, potranno proiettare sè stessi, e quindi ritrovarsi sullo schermo, attraverso la narrazione delle difficoltà cui Walt va in contro nel suo ruolo di padre, nelle sue incertezze e nella consolatoria capacità di riconoscere i propri errori per migliorarsi che lo qualifica.

Altri tòpoi positivi dell’immaginario virile si ritrovano in Peter e nelle molteplici valenze che la sua figura assume nel funzionamento narrativo generale. Queste lo portano di volta in volta a fungere da personificazione per stereotipi ideali largamente desiderabili per l’immaginario maschile, e suscettibili di generare forte identificazione. Peter incarna modelli come quello del guerriero valoroso e dotato di forza fisica (quando combatte corpo a corpo o sparando e vince), quello del figlio amorevole che tutti avremmo voluto essere e che riesce ad avere atteggiamenti protettivi nei confronti di un padre in difficoltà, quello del fidanzato ideale, comprensivo, solido ma sensibile ecc.

Olivia certamente rappresenta il polo traente per l’identificazione femminile. E’ innanzitutto una donna guerriera, forte e  coraggiosa, che in qualche misura riprende alcuni tratti propri delle donne-eroine care alla fiction anni ’70 e ’80 come le Charlie’s Angels, Wonder Woman o La Donna Bionica . In ambito affettivo, tuttavia, Olivia non manca di manifestare fragilità e sensibilità tipiche di una rappresentazione del femminile sufficientemente sfaccettata da permettere piùlivelli di identificazione alle spettatrici di fictions come Sex And The City, Desperate Housewives, che fondano il proprio appeal su rappresentazioni del femminile molto articolate e ricche di contrastanti sfumature.

A tutto questo si aggiungano l’eccelsa qualità degli effetti speciali sia digitali che profilmici e una buona qualità recitativa complessiva e un montaggio che, pur non brillando per virtuosismi ,può considerarsi decisamente funzionale agli scopi narrativi e ben realizzato.

Una serie che offre motivi di interesse per i suoi contenuti spettacolari (gli effetti speciali, la fantascienza) e di genere (il poliziesco, la science-fiction) e che consiglio a tutte le categorie menzionate in questo articolo.

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