End of Watch – Tolleranza zero

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Regia: David Ayer
Anno: 2012

“Io sono la polizia e sono qui per arrestarvi. Avete infranto la legge, non sono io a scriverla, potrei anche non essere d’accordo, ma la farò rispettare…” Così comincia End of Watch – Tolleranza zero, mockumentary poliziesco caratterizzato da ritmi serrati ed un marcato realismo.

Sotto i riflettori c’è la storia di Brian Taylor, un carismatico Jake Gyllenhaal (Donnie Darko, Richard Kelly, 2001; Zodiac, David Fincher, 2007), e del suo collega Mike Zavala, interpretato da Michael Peña (Leoni per agnelli, Robert Redford, 2007; My son, my son, what have ye done, Werner Herzog, 2009).
I due, agenti della polizia di Los Angeles, fanno coppia da anni e condividono tutto, in particolare una grande dedizione per il loro mestiere, che li porta a trascorrere le giornate pattugliando la zona assegnata senza mai annoiarsi: ricevono più incarichi loro in un mese che i colleghi in tutta la vita.

Brian, molto intelligente e determinato, è un rubacuori in cerca dell’anima gemella, mentre Mike, un messicano semplice sostenuto da una grande famiglia, è felicemente sposato con Gabby (Natalie Martinez) dai tempi del diploma.
Il rapporto di amicizia così profondo – da farli sentire come due fratelli – permette loro di vivere le ore in divisa in modo professionale ma non troppo serio: ridono, scherzano, si divertono come possono e svolgono il lavoro con passione.
Sono davvero tosti, decisi a lanciarsi sulla scena del crimine ad ogni segnalazione e gestiscono i casi dando il massimo, con un buon istinto ed un grande cuore. Quando la situazione lo richiede, e i cattivi li fanno arrabbiare, sono pronti a suonarle e ad armare i grilletti.

Tra i due il più scatenato è Brian, fiero di indossare la divisa e difendere i più deboli dal male della città, a tal punto da trascinare se stesso ed il suo collega in situazioni molto più grandi di loro, che coinvolgono traffici di droga, mafia e rivalità tra bande.
Ogni loro impresa è tracciata grazie agli innumerevoli filmati di Brian, sempre munito di handycam e microcamere da agganciare alle divise.

Il risultato ottenuto da David Ayer, regista e sceneggiatore di questa pellicola, è un falso documentario abbastanza interessante, un chiaro omaggio e ringraziamento ai corpi di polizia della LAPD e a tutti gli agenti americani che ogni giorno rischiano la vita per il bene comune.

Il genere poliziesco non è una novità per l’autore, nonostante questo la messa in scena è piuttosto discutibile: troppe riprese da voltastomaco e protagonisti eccessivamente pompati.
L’uso della microcamera, soprattutto durante una scazzottata, fa capire gran poco allo spettatore e risulta addirittura fastidioso, le riprese con la macchina a spalla danno molto ritmo ed un buon realismo, ma spesso distraggono dall’azione.
Siamo davanti ad un prodotto che è troppo documentario e poco film, la cui storia è poco sviluppata e le varie sottotrame – appena accennate – risultano totalmente inutili allo svolgimento dei fatti.

La colonna sonora è ben accostata alle scene, un po’ penalizzata da un montaggio frenetico, realizzato al meglio ma non tra i migliori di Dody Dorn, noto per le collaborazioni con Christopher Nolan.
La recitazione è molto buona, Jake Gyllenhaal – produttore del film – e Michael Peña indossano i panni dei piedipiatti West Coast alla perfezione, e le situazioni in cui si imbattono riescono sempre ad attirare l’attenzione dello spettatore.
I ruoli, al contrario, confezionati all’americana, tratteggiano i poliziotti in modo esagerato, rendendoli supereroi infallibili, sprezzanti del pericolo, e a volte un po’ fascisti.

In sintesi, End of Watch è un prodotto che  intrattiene, discreto ma sopravvalutato: risulterà un bel passatempo per chi cerca azione realistica in salsa McDonald, ricca di scene scontate e con un finale affrettato, per gli altri sembrerà un film troppo simile ad un videogioco dagli effetti abbastanza fastidiosi. EOW.

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