Chernobyl Diaries

Regia: Bradley Parker
Anno: 2012

Chernobyl Diaries, come si può intuire dal titolo, è un film horror ambientato nella città di Cernobyl, che nel 1986 è passata alla storia come il più grave disastro nucleare in seguito alla vaporizzazione del reattore numero 4, causata da un test di sicurezza finito male. Il film, girato in Serbia e in Ungheria, è ispirato al romanzo The Diary of Lawson Oxford di Oren Peli, accreditato nel film tra gli sceneggiatori.

La storia comincia con tre amici che viaggiano per l’Europa: Chris, interpretato da un Jessie McCartney piuttosto in carne, Natalie (Olivia Dudley, Walk Hard – La storia di Dewey Cox, Jake Kasdan, 2007) e Amanda (Devin Kelley). I tre ragazzi spensierati, immersi in un tour che visita varie città, si soffermano in Ungheria, dove vive il fratello maggiore di Chris, Paul (Jonathan Sadowski, Venerdi 13, Marcus Nispel, 2009).

I due fratelli non si vedono da anni e trascorrono così un po’ di tempo insieme, parlando della famiglia e dei loro progetti: Chris, nella parte del fratello minore con la testa a posto, spiega subito a Paul che è fidanzato con Natalie e ha intenzioni serie. Il gruppo ha un programma prestabilito che prevede di andare a Mosca il giorno seguente, occasione in cui Chris domanderà a Natalie di sposarlo. Paul entusiasta si congratula, ma sarà proprio lui a convincere il gruppo a dirigersi altrove: Cernobyl.

La strana idea di questa vacanza speciale proposta da Paul trova approvazione tra le ragazze, in particolar modo da parte di Amanda, appassionata di fotografia. Nonostante il disappunto di Chris, il gruppo si reca da Yuri (Dimitri Diatchenko, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Steven Spielberg, 2008), un’agente di turismo estremo che farà da guida per i quattro ragazzi e per un’altra coppia. Durante il tragitto con il furgone di Yuri la giovane compagnia si imbatte in un checkpoint militare; qui alcuni soldati proibiscono il transito, ma Yuri ha un asso nella manica: un sentiero nei boschi che li porterà direttamente alla meta prestabilita.

Arrivati a Cernobyl, i ragazzi trascorrono la giornata tra scherzi, fotografie e videoclip, in modo da avere il più bel ricordo di quella macabra e intrigante vacanza; giunge la sera. Il gruppo monta sul furgone ma i cavi dello spinterogeno sono stati rosicchiati. Inizia l’incubo.

Bradley Parker debutta alla regia con questo survival horror, confezionando il film come un documentario amatoriale sulla città fantasma di Cernobyl, tutto girato con la telecamera a spalla, tecnica di ripresa diventata di moda con l’uscita di The Blair Witch Project (Daniel Myrick e Eduardo Sanchez, 1999). L’utilizzo di questa soluzione conferisce al film un buon ritmo e permette allo spettatore di immedesimarsi ancora di più nella vicenda.

Il regista merita i complimenti, non solo per aver realizzato un survival horror dal tono serio (le scene divertenti e leggere sono solo all’inizio del film), ma anche per aver sfruttato egregiamente la sua esperienza nel campo degli effetti visivi, in particolar modo nella ricostruzione degli spazi chiusi, inquietanti e allo stesso tempo artistici, caratteristiche che ricordano i lavori di David Fincher (Seven, 1995; Il curioso caso di Benjamin Button, 2008; Millennium – Uomini che odiano le donne, 2011) regista con cui Parker ha collaborato nel 1999 per Fight Club.

Il lavoro alla regia non è comunque una novità per l’autore di Chernobyl Diaries, nel 2010 infatti ha avuto l’incarico di regista della seconda unità in Blood Story (Matt Reeves, 2010), remake della rivelazione svedese Lasciami entrare (Tomas Alfredson, 2008).

Riguardo il cast artistico c’è poco da dire: decenti le performance di Jonathan Sadowski e Jessie McCartney (ve lo ricordate in Summerland?  (Lori Loughlin e Stephen Tolkin, 2004), entrambi provenienti dal mondo delle serie tv. Irrilevante la presenza di Olivia Dudley, impegnata nel ruolo della classica ragazza che urla e mostra la scollatura; molto più interessanti le interpretazioni della bella Devin Kelley e di Dimitri Diatchenko, attore che ha lavorato soprattutto nel mondo delle serie tv e in quello dei videogiochi, dando le voci a vari personaggi digitali e non – tra i più famosi Call of Duty, famosissimo gioco di guerra che propone tra le varie ambientazioni anche una fedelissima ricostruzione di Cernobyl.

A parte gli scontati paragoni con i film horror in stile amatoriale che si vedono ultimamente nelle sale, Chernobyl Diaries ricorda, e molto più probabilmente cita, i capolavori della prima trilogia di George Romero; le scene che omaggiano questi zombie movie sono davvero poche, ma contengono riferimenti alle situazioni più importanti dei film sui morti viventi. Sarà impossibile per un amante della trilogia di Romero non notare il riferimento presente nel finale del film: un colpo di scena inatteso, forse scopiazzato in malo modo, che regala al film una chiusura indovinata.

Chernobyl Diaries, nonostante la superficialità con cui tratta la vicenda del 1986, cosa che potrebbe dare fastidio a qualche spettatore, permette ai giovani, pubblico target della pellicola, di conoscere la storia del disastro nucleare, tematica attuale più che mai dopo il recente avvenimento  in Giappone.

Ciò che stona nel film è l’assenza di alcuni elementi tipici dell’horror: nonostante l’atmosfera cupa e macabra, perfettamente riuscita, Chernobyl Diaries non regala momenti di vera tensione, la violenza viene dimenticata e non è nemmeno suggerita, lascia un enorme spazio a sequenze claustrofobiche che, seppur ben girate, non sono sufficienti ad inquietare lo spettatore.

Le scenografie sono realizzate con cura, nei minimi dettagli, l’ambientazione è quanto mai realistica e mostra una Cernobyl molto fedele all’originale, grazie ad un set costruito in modo impeccabile e all’utilizzo di location molto simili alla città fantasma. Il reparto sonoro non è particolarmente degno di nota, personalmente ho apprezzato l’uso moderato del volume che, generalmente è pompato al solo scopo di impaurire lo spettatore.

Tutto sommato Chernobyl Diaries è un film che merita la visione: è poco impegnativo, ha un buon ritmo (agevolato dalla breve durata, 86 minuti), ha un’atmosfera macabra e dà anche qualche spunto di riflessione.

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