World Invasion Battle Bologna

Regia: Alessandro Orefice
Anno: 2013

World Invasion Battle Bologna. Bologna come New York o Los Angeles a cui il titolo fa il verso. Le probabilità che gli alieni fra tante città invadano proprio Bologna sono più o meno le stesse che hanno gli alieni stessi di esistere, ma è un’idea, e come tale va letta.

Il cortometraggio ha velleità quanto meno di medio metraggio, visto che dura 20 minuti, si dilunga parecchio con la bella voce narrante di Michele Lettera  sui mali dell’anima moderna. Mali di individui “biechi e meschini, ignoranti e superficiali”, e lo fa per dare modo a chi guarda di rendersi conto che l’autore parla anche di lui. Punta il dito sullo spettatore e sugli spettatori della vita, con il piglio di chi ha capito, la cifra di stile del predicatore gentile. Il testo è esile e retorico e la morale è un po’ lunga. Un po’ troppo lunga.

Poi però parte l’azione, l’invasione e la resistenza affidata a giovani militari che finalmente trovano un senso alla loro vita, da invasori di terre con buone scorte petrolifere  diventano difensori degli invasi, e un po’ invasati si immolano al sacrificio ultimo. Qui il regista e i suoi tecnici vengono fuori prepotentemente, l’uso sapiente sia della macchina da presa che degli effetti moderni ci dimostrano che il regista c’è, lo sceneggiatore un po’ meno, e che i computer possono fare miracoli.

La scuola dei videogiochi sta insegnando molta tecnica ai giovani registi, peccato che le sceneggiature rimangano sempre più vuote e riempite solo del frastuono debordante di esplosioni fini a se stesse. Qual è l’eroismo? Il ritorno ai sentimenti fondamentali come bisogni primari? Questa l’abbiamo già sentita, in corti, in medi e lungometraggi. A centinaia. Di quando in quando nasce una piccola nuvola che sembra voler dire qualcosa di nuovo, ma del resto le note sono sette e quasi tutto è già stato scritto.
Ennio Morricone sostiene che un autore ha il diritto di ripetersi, volendo si può anche essere in accordo con lui ma un autore non ha diritto di ripetere un altro autore. Ci vorrebbe uno sforzo maggiore, un salto in più. Sceneggiature più originali e testi meno sentenziosi.

Il cast migliore di quest’opera e quello che non si vede. Alcuni attori tradiscono la scarsa esperienza soprattutto quando si esercitano nelle poche battute concesse, e in alcuni casi c’è un filo di comicità involontaria che non fa bene al quadro totale. Certamente di necessità virtù, se non puoi fare come vuoi fai come puoi.

Bello il sonoro, il commento musicale di Cascio e le immagini di una Bologna che proprio non regge  il ruolo di prescelta dagli alieni.

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