L’intrepido

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Regia: Gianni Amelio
Anno: 2013

La parallasse è lo spostamento angolare apparente di un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi. La parallasse è un sostantivo femminile e  Antonio Pane (Antonio Albanese) ci tiene a specificarlo. La parallasse è un po’ come la critica di un film, il punto di vista può spostare il giudizio.

Nel caso di specie però sarà difficile nel non concordare sulla bellezza de L’intrepido di Amelio, con un Antonio Albanese commovente e di rara bellezza, l’attore è anche fisicamente asciutto come non mai. Tutta la storia, è commovente e di rara bellezza, nonostante sia una storia normale una delle tante che accadono intorno a noi, più spesso di quanto pensiamo o vogliamo pensare. Non è solo una storia sul lavoro, ma sulla condizione dell’essere umano e in particolare dell’ umano-urbano. Una storia sull’alienazione e la solitudine, sulla povertà moderna che porta ad una fame moderna e a una disperazione moderna tracimante, che non si manifesta per forza in forma liquida ma più spesso in rabbia, attacchi di panico, piatti che volano o suicidi.intrep2

La costante che ronza sulle teste a mò di animali necrofagi è l’angoscia dei personaggi, respirata a pieni polmoni attraverso dialoghi scritti come li scriverebbe la vita vera, episodi da vita vera, facce da vita vera. C’è un realismo che impressiona per la facilità col quale viene esposto senza mai oltrepassare il limite della pedanteria. Non mancano certo i simbolismi come i palloncini che vengono gonfiati sotto il palco di un comizio sindacale da Antonio Pane. Palloncini che esplodono in faccia ad Antonio mentre sul palco che non si vede mai, l’immagine rimane sotto di esso, parla un sindacalista, che quest’anno per la festa del lavoro non ha scritto alcun discorso ma parla “a braccia”.

Antonio Pane (nomen omen), è un personaggio d’altri tempi, buono, onesto, sensibile, attento, generoso, gentile, colto e che non si lascia abbattere dalle scudisciate del mondo e della vita d’oggi. Antonio Pane ha una vita povera, fa quasi tutti i lavori che la classificazione ATECO può contenere, perché come un pugile quando va in prigione si tiene in allenamento per combattere poi una volta fuori, così lui, per farsi trovare pronto quando ci sarà lavoro. Antonio Pane conosce una ragazza, Lucia (Livia Rossi), dall’aspetto normale, dalla fragilità palpabile e sincera. Gli occhi di una meravigliosa tristezza e di una malinconia pari solo a quelli di Antonio Pane stesso. Insieme, il mondo sembra meglio, non migliore ma meglio. Lucia però non ha la forza di Antonio.

intrep3Antonio Pane ha un figlio, Ivo (Gabriele Rendina), un privilegiato che si guadagna il pane facendo quello che gli piace ma, nonostante ciò, anche lui soffre il peso che attanaglia i giovani e i meno giovani. I due si sostengono a vicenda il figlio comprando calzini nuovi al padre, il padre rattoppando i buchi nella vita del figlio, come e quando può, del resto loro: non sono più una famiglia, ma una catena di Sant’Antonio.
Nel momento più difficile Antonio saprà dare l’esempio giusto al figlio, andando poi via nella notte come un un moderno supereroe che ha fatto il suo dovere. Strizzando l’occhio a chi l’occhio non lo si dovrebbe mai strizzare: allo spettatore. E del resto uno che è costretto a vendere rose alla ex moglie può fare di tutto.

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