Una famiglia perfetta

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una famiglia perfetta

Regia: Paolo Genovese
Anno: 2012

Todi, in un casolare di campagna da rivista di arredamento, c’è Leone (Sergio Castellitto). Lui è un cinquantenne, un po’ triste (nessuno sa perché) ma ricco. Decide di pagare una compagnia di attori per la messa in scena di un inconsueto copione: la rappresentazione della cena di Natale, che deve regalargli l’illusione di una famiglia (la sua? O la famglia come istituzione?) raccolta intorno al grande tavolo imbandito per la più bella festa dell’anno.

C’è la moglie Carmen (Claudia Gerini), i due figli ventenni Pietro (Eugenio Franceschini) e Luna (Eugenia Costantini), i due figli piccoli Daniele il ciccione (Giacomo Nasta) e Angelo il professionista (Lorenzo Zurzolo); poi c’è il fratello Fortunato (Marco Giallini) e sua moglie Sole (Carolina Crescentini). Infine la mamma-nonna Rosa (Ilaria Occhini).

Per due giorni, devono essere-diventare la famiglia perfetta di Leone. Perfetta perché perfettamente corrispondente al modo in cui lui l’immagina e la desidera. Non sono ammessi errori, dimenticanze, imprecisioni. Tutto deve essere come da copione.

Questa l’ossatura della trama. Da qui si dipartono, quasi ovviamente, tutta una serie di eventi narrativi che giocano sugli schemi classici della commedia degli equivoci, con coincidenza e opposizione di realtà e finzione, sull’intreccio fra le storie personali dei singoli attori e il ruolo interpretato sulla scena.

Sole, che nella finzione è la moglie di Fortunato, nella reltà è stata la sua amante, lo ama ancora e ci prova sfruttando il ruolo che ha nella commedia. Carmen, che è la moglie di Fortunato nella realtà, rosica un po’ quando vede il marito diventare migliore nella finzione. I due ventenni Pietro e Luna, fratelli nella scena, nella realtà piano piano si innamorano e copulano in cameretta. Leone (nella notevole interpretazione di Castellitto) è il buon padre e marito (nella finzione) e il severissimo conduttore del gioco (nella realtà).

Ad un certo punto, per una casualità, compare un soggetto non previsto: Alicia (Francesca Neri). Totalmente ignara del trucchetto, è ospitata per la cena di Natale nella casa di Leone, che è allettato dall’idea di inserire un imprevisto nel copione, anche per mettere in difficoltà gli attori e il preoccupatissimo capocomico-fratello Fortunato.

La presenza di Alicia nella casa-teatro diventa velocemente l’espediente per le soluzioni comiche del film, dove il gioco degli equivoci consegna le risate più sincere della pellicola.

Piccolo colpo di scena nel finale e una morale scontata: la realtà è migliore della finzione.

Il film di Paolo Genovese, che torna sul grande schermo dopo il successo di pubblico di Immaturi (2011) e Immaturi 2 – Il viaggio (2012), è un prodotto aggraziato ma impuro.
Molti (troppi) i cedimenti alla banalità, quando si inoltra zoppicante in un’improbabile meta-riflessione sul lavoro dell’attore e sul senso del recitare.
Quasi scolastico il richiamo alle poetiche pirandelliane, mentre scendendo di scala non mancano link al Truman Show di Peter Weir (1998), e in certi passaggi al recente (raffinatissimo) Happy Family di G. Salvatores (2012).
Ma il remix dei riferimenti non si compie in modo convincente, rimane superficiale, e il rischio-effetto è la scopiazzatura.

Anche la fotografia (Fabrizio Lucci) non offre soluzioni interessanti né esteticamente significative. Si fa notare (forse senza dolo) nell’impietosa marcatura dei botulini importanti, facciali e labiali, della Gerini e della Neri.

Tranne Sergio Castellitto, che con sicura maturità attoriale costruisce l’unico personaggio approfondito del film, gli altri interpreti appaiono appiattiti in una recitazione che ha molto (troppo) il sapore di una fiction su Rai1.

Insomma Una famiglia perfetta è un filmetto natalizio a tutti gli effetti. Poteva essere qualcosa di più, e certamente ne aveva l’ambizione; ma si ferma nei confini del cine-panettone, seppur risciacquato in Arno.

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