Le 5 leggende

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Regia: Peter Ramsey
Anno: 2012

Dopo anni di ammiccamenti e veri e propri corteggiamenti a un pubblico adulto, la nuova animazione targata Dreamworks, diretta da Peter Ramsey, rimette al centro i bambini con una storia dedicata alle fantasie, ai sogni e alle paure delle loro infanzia: Le 5 leggende.

Ispirata ai racconti di William Joyce (che ha collaborato alla realizzazione del film), la storia ha inizio sotto un meraviglioso chiaro di luna. Un ragazzo di nome Jack Frost, ignorato da tutti perché invisibile agli occhi, viene portato contro la sua volontà al cospetto dei guardiani. Dovrà convincersi a mettere i suoi formidabili poteri al servizio degli altri per fronteggiare una terribile minaccia portata dall’uomo nero; Pitch, questo il suo nome, è intenzionato a trasformare in incubi i sogni e le speranze di tutti i bambini del mondo.
Babbo Natale, il Coniglietto di Pasqua, la Fatina dei denti e Sandman (architetto dei sogni) saranno chiamati a unire le loro forze a quelle del nuovo arrivato, per respingere il temibile attacco. Così, guidati da Nord, versione alquanto bizzarra di Babbo Natale, i 5 guardiani scelti dalla luna, scopriranno il loro centro, la loro vera essenza che li ha portati ad essere leggende pronte a tutto per proteggere la loro linfa vitale, la fantasia dei bambini.

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La trama risulta semplice e lineare, con il linguaggio che nei dialoghi conferma l’intenzione di parlare a un pubblico giovanissimo. Il cambiamento è sostanziale, se si pensa ai toni e allo stile ricercato e irriverente della saga di Shrek (Dreamworks, 2001-2010). Si è poi scelto di sfruttare il mistero che avvolge l’affascinante personaggio di Jack Frost affidandogli il ruolo di narratore omodiegetico. Le sue parole aprono e chiudono il racconto filmico che procede sulla traccia della presa di coscienza e della trasformazione del giovane protagonista.

Lo spunto di sceneggiatura più interessante è però la rivisitazione in chiave moderna di figure leggendarie come Babbo Natale e il coniglietto di Pasqua, che subiscono un’evidente contaminazione di genere: ne escono trasformati in veri e propri supereroi seguendo in parte le orme di un recente successo come The Avangers (Josh Whedon, 2012). Babbo Natale è comunque la leggenda più radicata nel contesto culturale della tradizione italiana. Per questa ragione colpisce maggiormente il suo personaggio ritratto con spade affilate e braccia tatuate con le parole “naughty” (cattivo) e “nice” (buono). Termini che riassumono l’eterna battaglia tra il bene e il male, intesa anche e soprattutto come lotta interiore tra le diverse anime che convivono in ognuno di noi.

Se la trama può lasciare perplesso un pubblico adulto, da un punto di vista estetico si può solo ammirare un altro passo avanti nella resa tecnica al servizio di un cinema che si conferma ancora una volta macchina dei sogni. Il paesaggio fantasy della tana del Calmoniglio è uno spettacolo da stropicciarsi gli occhi. Un 3D di alta levatura potenzia la definizione dell’immagine e aggiunge significato alla rappresentazione di scenari onirici. L’elemento visivo di maggiore fascino è la sabbia dorata di Sandman, capace di creare figure meravigliose che splendono realmente di luce propria, grazie a un innovativo sistema di lavorazione; imponente e sublime allo stesso tempo, la bellissima sequenza dei giganti dinosauri che attraversano la città.

Imperdibile per tutti i bambini del mondo, il film si rivolge anche a chi da grande accetta il patto della sospensione dell’incredulità e si lascia trasportare in un mondo incantato, alla riscoperta di storie e valori spesso troppo presto dimenticati.

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