The Twilight Saga – Breaking Dawn – Parte 2

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Regia: Bill Condon
Anno: 2012

Quando si analizza un’operazione commerciale con numeri da capogiro si può facilmente incappare nello sbaglio di schierarsi tra i favorevoli o i contrari. La saga di Twilight è prima di tutto un esempio di marketing riuscito oltre ogni misura.
Prima di valutarne la qualità tecnica è interessante analizzare alcune cifre che compongono questa straordinaria carovana mediatica, che ha mobilitato centinaia di addetti ai lavori, investito (e poi incassato) centinaia di milioni di dollari, fidelizzato di anno in anno gruppi di fan sempre più numerosi e accaniti.

È il 2008 quando una semisconosciuta Helene Catherine Hardwicke (Thirteeen – 13 anni, 2003), con la collaborazione di Melissa Rosenberg, per la sceneggiatura, dirige il primo capitolo: Twilight.
Tratto dall’omonimo romanzo di Stephenie Meyer il film ottiene subito un grande successo: incassando 380 milioni di dollari balza inevitabilmente agli onori della cronaca come avvenimento dell’anno.

Da qui in poi, il mondo dei vampiri, non sarà più lo stesso. La fama dei giovani protagonisti (Kristen Stewart e Rober Pattinson) segue di pari passo l’enorme fortuna dell’evento.
Il secondo capitolo New Moon (diretto da Chris Weitz, 2009) incassa nel mondo più di 700 milioni di dollari. La critica stronca il film, ma poco importa. Il meccanismo si è ormai attivato in modo inarrestabile.
Le palesi lacune della pellicola vengono oscurate dalla splendida fotografia (curata dal bravissimo ed esperto Javier Aguirresarobe – The Others, 2001)  plasmata ad arte su una colonna sonora che sfrutta intelligentemente brani di successo.
Anche il terzo capitolo Eclipse (diretto da David Slade, 2010) è tecnicamente poco valido (forse il meno valido in assoluto) ma ormai gli ingranaggi produttivi e commerciali sono rodati. Ne consegue quindi un incasso di oltre 700 milioni di dollari.
L’arrivo del capitolo finale Breaking Dawn (suddiviso in 2 parti) ovviamente era atteso come il tassello conclusivo e di conseguenza come attrazione cinematografica del 2012. Breaking Dawn – Parte 1 con Bill Condon alla regia (2011), non ha deluso le aspettative incassando anch’essa più di 700 miloni di dollari.

Nonostante le critiche e i premi Razzie (i lamponi d’oro per i peggior film dell’anno) piovuti copiosamente anche su questo capitolo, la Saga ha frantumato la concorrenza , confermandosi come successo planetario.
Successo che ha travolto inevitabilmente anche la scrittrice dei romanzi da cui tutti i quattro film sono tratti.
Libri interessanti ma di livello mediocre, che però piacciono e soprattutto vendono.
Caratteristica che di questi tempi è sempre più rara e che quindi non dev’essere sottovalutata.

La forza di questo progetto sta probabilmente nella facile accessibilità.
Tutto il processo è stato costruito e studiato per arrivare diritto all’obbiettivo. Senza fronzoli.

A partire dai dialoghi, semplici (oltre ogni limite), che lasciano ben poco all’immaginazione e proseguendo con una sceneggiatura che si preoccupa più che altro di trasportare lo spettatore ad un ovvio ed acclamato (e a questo punto meritato) happy – end, senza mai insinuare il dubbio o stravolgere gli eventi.

Gli aforismi e le frasi fatte si sprecano e la recitazione stessa è limitata a languidi sguardi ed isterisimi adolescenziali (spesso ridicoli). Tutto questo, condito con belle immagini e, come detto all’inizio, con belle canzoni. Quindi l’impressione che suscita ad un neofita della saga è di assistere ad un bel videoclip.

Paradossalmente però, i difetti si trasformano nell’elemento portante di questo enorme successo.

La capacità di inserirsi in una nicchia di cinema di genere (il mondo dei vampiri non ha mai fatto grandi numeri, tranne sporadiche eccezioni – Intervista col vampiro, Neil Jordan, 1994) costruendo una storia d’amore semplice e diretta è stato probabilmente il merito più grande degli ideatori. Questa particolarità, ha attirato un pubblico femminile, capace di appassionarsi fin da subito alle gesta della apparentemente frastornata protagonista.
La molla, precaricata ad arte, nonostante tutto è quindi esplosa in tutta la sua potenza.

Breacking Dawn – Parte 2 non ha portato nessuna novità significativa all’apparato tecnico.

Entrando nel dettaglio del film, a mio avviso, è emersa una certa pesantezza soprattutto nei primi minuti. Le scene che vedono la protagonista Bella (neo vampira), a caccia di sangue, sono abbastanza goffe.
Gli effetti speciali (John Bruno) in questo caso sono un pò forzati e danno spesso l’impressione di assistere ad un videogioco più che ad un film. I dialoghi ricalcano il trend dei precedenti episodi, e quindi servono più che altro a supporto delle immagini. Bene il montaggio (Virgina Katz) che riesce nell’intento di creare una certa ansia da gran finale.

Lo scontro epico, che chiude il film, riserva una sorpresa che certamente farà urlare (di felicità) i fan più accaniti, ma che ahimé, ridimensiona l’unica parte veramente accattivante dell’intera opera.  Un colpo di reni che riporta tutto ad un lieto fine senza infamia e senza lode, senza tramortire i Twilight-dipendenti, che quindi usciranno dalla sala con una inevitabile sensazione di benessere interiore.

In conclusione la grandiosa industria Twilight, anche questa volta, ha dimostrato di saperci fare, confezionando una pellicola esclusivamente per gli affezzionati e difficilmente digeribile per il resto del pubblico.

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