The Good Wife

Ideatore: Robert e Michelle King
Anno:
2009 – in corso

Immaginatevi una donna, ex avvocato, che ha lasciato il lavoro per quindici anni per seguire i suoi figli. Immaginatevi una moglie devota, sposata con un procuratore sceso in politica e vittima di uno scandalo (il solito scandalo con prostitute, droghe, ecc…). Immaginatevela ritornare alla sua occupazione per riprendersi quel poco di dignità che le è rimasta. Immaginatevela con il volto di Julianna Marguiles (nota soprattutto per aver interpretato l’infermiera Carol Hathaway nel serial paramedico E.R. – Medici in prima linea di Michael Crichton, dal 1994 al 2000).
Aggiungiamo casi da risolvere in quel di Chicago, intrecci tra vita pubblica e privata di questa donna forte, ostinata, apparentemente irreprensibile e dal grande animo, convincenti storyline degli altri protagonisti o coprotagonisti, sceneggiatura solida, dialoghi azzeccatissimi e, per quanto riguarda i casi trattati, realistici.
In più una regia abilissima e curata anche nei particolari (con l’uso di piani sequenze, campi lunghi) con un montaggio finalmente non approssimativo, con l’accetta o da videoclip, ma altresì pieno di ritmo, scelte musicali non scontate e in alcuni casi spiazzante, ed il gioco è fatto.
Tutto questo è The Good Wife. Il legal drama targato CBS che ha fatto impazzire l’America (soprattutto la critica) e sta appassionando, magari più in sordina, anche il pubblico italiano.
Grazie ad un sottotesto politico e personale sulla vita, le relazioni e i problemi di tutti i giorni dell’Avvocato Alicia Florrick, The Good Wife è un ottimo compromesso tra i serial legali puri e semplici (come insegnano i vecchi Law & Order, creata da Dick Wolf per la NBC, 1990-2012) e quelli incentrati su altri aspetti a cui la questione legale fa solo da contorno alle vicende personali dei protagonisti (come l’acclamatissima e pluripremiata serie di Ally McBeal ideata da David E. Kelley nel 1997 e andata in onda fino al 2002).

Alicia sarà affiancata da colleghi all’altezza (interpretati da attori che recitano con passione e bravura decisamente sopra gli standard di genere): Will, Josh Charles (che molti ricorderanno per il ruolo di Knox Overstreet del film L’attimo fuggente, diretto da Peter Weir nel 1989), il boss e suo grande amore ai tempi dell’Università con il quale avrà un ritorno di fiamma e una relazione piena di ostacoli; Kalinda, Archie Panjabi (nota in Italia soprattutto per il film Sognando Beckam, diretto da Gurinder Chadha nel 2002, ma che ha lavorato anche con Ridley Scott – che tra l’altro è produttore di questa serie insieme al fratello venuto a mancare di recente – in Un’ottima annata nel 2006 o con la nostra Francesca Archibugi nel 2007 in Lezioni di volo), l’investigatrice tosta e acuta, piccolina ma con gli attributi (da menzionare gli abiti indossati. Giacche e stivali di pelle con tacco a spillo, suggeriti dalla stessa attrice per dare più credibilità al personaggio), che il più delle volte riesce a risolvere i casi e ad aiutare lo studio Lockhart & Gardner; Diane, Christine Baranski (attrice comica che ha all’attivo molti successi teatrali anche a Broadway e pellicole come 9 Settimane e 1/2 di Adrian Lyne del 1986, La famiglia Addams 2 di Barry Sonnenfeld del 1993, Il Grinch di Ron Howard del 2000 e ultimamente nota per il suo ruolo nella sit-com Big Bang Theory, di Chuck Lorre e Bill Prady del 2007, nei panni della mamma di Leonard Hofstadter), la socia anziana, severa quanto simpatica; Cary Agos (Matt Czuchry, conosciuto per il ruolo, dal 2004 al 2007, dell’odioso fidanzato di Rory in Una mamma per amica di Amy Sherman-Palladino e Daniel Palladino del 2000), l’associato in gara con Alicia per un posto all’interno dello studio, ma che poi prenderà il volo e finirà per diventare la controparte; Eli Gold, Alan Cumming (Agente 007 – GoldenEye di Martin Campbell del 1995, Eyes Wide Shut, ultimo film del Maestro Stanley Kubrick del 1999), curatore di immagine del marito di Alicia, Peter Florrick. Simpatico, acuto e tagliente; Chris Noth, Peter Florrick (noto per il ruolo di Mr. Big in Sex & the City, creato da Darren Star nel 1998, e per il primo Law & Order di Dick Wolf del 1990), il losco marito di Alicia. Oltre a tanti personaggi e attori bravissimi che ricorreranno come guest-stars (Michael J. Fox, F. Murray Abraham, Matthew Perry, solo per citarne qualcuno).

Tutti sono talmente caratterizzati in modo realistico e con mille sfaccettature, pieni di pregi e difetti e umanizzati, che è difficile non farsi coinvolgere e le relazioni personali fra colleghi sono sempre verosimili (le storie d’amore non occupano grande spazio fortunatemente) e ben inserite nella trama delle singole puntate da intrecciarsi anche con i casi presi in esame.
Anche quando ci troviamo davanti a stereotipi tipici del genere (Kalinda e il suo passato imperscrutabile ad esempio), tutto viene salvato grazie al linguaggio e soprattutto alle scene senza censure (le relazioni sessuali – anzi, bisessuali – della sopracitata Kalinda, le immagini crude di alcune indagini, gli argomenti trattati).
Ovviamente non è un telefilm per tutti (anche se l’umorismo sempre presente – anche questo integrato, ben dosato. Un umorismo da vita di tutti i giorni, insomma – e la storyline di Alicia potrebbero interessare un pubblico più vasto), ma gli appassionati di questo tipo di drama saranno soddisfatti anche per l’accuratezza delle storie narrate e per il ritmo brioso ma al contempo riflessivo e pacato. Ogni puntata ha i suoi momenti di tensione che tengono incollato lo spettatore e la risoluzione del caso non è mai scontata o banale. Inoltre non è mai Alicia in assoluto la protagonista. Di volta in volta ogni personaggio ha il suo spazio e ciò è un bene per evitare la ripetitività di alcune vicende o la noia che potrebbe subentrare come ad esempio a metà stagione. Inoltre, alcuni episodi sono corali (e forse sono i più riusciti in assoluto) e paritari.

Arrivato alla quarta stagione (da noi viene ora trasmessa la terza su Rai Due ogni lunedì), ha avuto pochissimi momenti infelici o buchi di sceneggiatura, ma c’è tuttavia incertezza riguardo ad una futura quinta sessione. Sarebbe auspicabile comunque un finale degno di tutta la serie, senza cadute di stile. Staremo a vedere, perché già nell’ultima stagione si rileva una certa stanchezza e alcune incongruenze ed esagerazioni nei personaggi che si ripercuotono anche sulla recitazione degli attori.
Consigliatissimo. (Ovviamente in lingua originale, se possibile).

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