In Time

Regia: Andrew Niccol
Anno
: 2011

In un futuro in cui il tempo è letteralmente denaro, Justin Timberlake guida la rivalsa sociale come un moderno Robin Hood.

Il neozelandese Niccol torna alla carica a 7 anni dal suo ultimo lavoro (Lord of War) e, come nelle sue pellicole precedenti (soprattutto nella sua opera d’esordio: Gattaca), a farla da protagonista è il mondo in cui si svolge la storia. Nel futuro in cui vive Will Salas (un Justin Timberlake piuttosto convincente nei panni dell’action-hero) gli esseri umani sono progettati geneticamente per raggiungere i 25 anni e non invecchiare più, ma c’è un problema. Al compimento del venticinquesimo anno di età compare un orologio digitale sull’avambraccio che inizia a contare alla rovescia a partire da un anno e alla scadenza di questo la persona si azzera, ovvero muore, e c’è solo un modo per sopravvivere: guadagnare tempo.

Nel ghetto dei poveri di tempo, c’è chi lavora, come gli operai che vivono alla giornata, e chi ruba, come i piccoli delinquenti pronti a prosciugare chiunque. Will rientra nella prima categoria, è un onesto lavoratore che si reca in fabbrica ogni mattina con l’amico Borel (un irriconoscibile Johnny Galecki). Quando la madre (Olivia Wilde) muore a causa del continuo aumento del costo della vita, Will ottiene i mezzi per fare giustizia dopo aver salvato la vita ad un ricco (Matt Bomer) che gli regala oltre un secolo. Il ragazzo del ghetto inizia la sua scalata al successo e giunge nello splendente mondo di chi possiede migliaia e migliaia di anni. Lì, durante una partita a poker in cui vince 900 anni, conosce la femme fatale di turno: Sylvia Weis (un’Amanda Seyfried in forma smagliante). L’incontro tra i due darà il via alla più classica delle fughe d’amore, con lo scopo di rubare il tempo a chi ne ha troppo per distribuirlo a chi non ne ha per vivere, in perfetto stile Robin Hood.

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Niccol ci trascina in un mondo che, leggi fisiche e naturali a parte, è strutturato nei minimi dettagli e dove a colpire è il costo in tempo di ogni cosa, dai 4 minuti per una tazza di caffè al mese per una notte in una suite di lusso. Rimane deludente la struttura della storia in sé, la rivalsa del povero che si innamora della bella ereditiera e insieme diventano i paladini della giustizia è troppo scontata per rendere merito all’originale mondo che li circonda. La lotta di classe e il disagio sociale sono gli ingredienti essenziali, ma tuttavia poveri, dell’opera di Niccol che comunque riesce a mescolare insieme un buon numero di personaggi dando ad ognuno il giusto spazio e spessore. Dopo protagonisti ed amici, ci sono gli antagonisti: il ricco e avaro padre di Silvya (Vincent Kartheiser), il custode del tempo (Cillian Murphy) e il piccolo gangster (Alex Pettyfer). E’ curioso come, nonostante il cast avesse dovuto essere composto da under 30, la carta d’identità di molti attori tolga credibilità alla storia: Timberlake, Galecki, Murphy, Kartheiser e Bomer hanno da tempo passato i trent’anni. In definitiva un’idea originale, orchestrata bene, ma che avrebbe potuto essere popolata meglio.

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