Il fondamentalista riluttante

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fondamentalistaRegia: Mira Nair
Anno: 2013

Presentato fuori concorso come film d’apertura della 69ª Mostra del Cinema di Venezia nel 2012.

Il fondamentalista riluttante ci mostra la formazione di un’identità passando per la sua disgregazione.

Lahore, Pakistan. La tensione è alta fra gli abitanti e gli americani. Soprattutto l’università è tenuta d’occhio, studenti e insegnanti sono sospettati di collaborazione con gruppi terroristici. Il rapimento di un professore americano rischia di far precipitare gli eventi. In questo clima si incontrano per un’intervista Changez Khan, professore pachistano tenuto d’occhio dai servizi segreti, e il giornalista americano Bobby Lincoln. Changez racconterà al giornalista la sua vita negli Stati Uniti, il suo lavoro prestigioso come analista finanziario di una società di Wall Street, la sua relazione con la bella e complicata fotografa Erica.

Poi lo sgretolarsi del sogno americano dopo l’11 Settembre, e la ricerca di un’identità, di un sogno pachistano. La conversazione fra i due segue il ritmo della situazione, che si fa sempre più tesa: mentre si scoprono i segreti dei due protagonisti, e l’intervista si fa serrata come una partita a scacchi, lo scontro fra studenti e militari americani sembra sempre più inevitabile.

Tratto dall’omonimo romanzo di Mohsin Hamid, il film racconta una storia di pregiudizi e di scelte, soffermandosi in particolare sulla differenza fra una decisione presa liberamente, e una decisione imposta. L’impianto narrativo presenta alcune lacune e inverosimiglianze importanti per quanto riguarda lo spionaggio e la rappresentazione delle cellule terroristiche; l’elemento thriller è lasciato sullo sfondo, presente nella tensione che sale parallelamente nei flashback di Changez e nell’intervista.

La sceneggiatura si concentra soprattutto sull’analisi del personaggio principale, motore delfondamentalista2 film dal principio alla fine. Changez agisce come un reagente chimico, e i personaggi che lo circondano vengono esaminati puramente in base alle loro interazioni con lui. L’attore Riz Ahmed regge in modo estremamente credibile la prova, e ci consegna un personaggio contraddittorio, che passa dal rinnegare la sua nazionalità in favore della “superiore” America, alla progressiva presa di coscienza della sua estraneità; la conclusione di questo percorso sarà l’estremismo antiamericano? Questa incognita crea la suspence nello spettatore.

Gli altri personaggi, il giornalista Bobby di Liev Schreiber, Kiefer Sutherland come squalo della finanza e superiore di Changez, appaiono poco sviluppati, quasi bozzetti di personaggi, piuttosto superficiali. Si potrebbe quasi ipotizzare che questo film voglia presentare apposta una galleria di stereotipi americani.

L’unica eccezione è Erica, fidanzata di Changez interpretata da Kate Hudson: il rapporto con lei è complicato, inizialmente a causa di un lutto difficile, in seguito dall’11 Settembre; il protagonista, che in principio si prendeva gioco della propria nazionalità, comincerà a percepirne il peso sempre maggiore, si sentirà “il musulmano da amare o odiare”, e questo troverà la sua maggiore espressione nella relazione con Erica.

Nel complesso, un film con svariati difetti e imperfezioni, nella storia e nella caratterizzazione dei personaggi di contorno. Ma un film coinvolgente, che offre svariati spunti di riflessione, con una regia potente e una fotografia notevole.

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