Hunger Games

Regia: Gary Ross
Anno: 2012

In un mondo diviso in distretti per classi sociali diverse, il governo organizza ogni anno un crudele gioco al massacro tra 24 ragazzi, ma dov’è il sangue?

Se sei uno che in 14 anni dirige tre film, è lecito aspettarsi che siano sempre, se non capolavori, almeno opere degne di nota. Ross ci era riuscito con i primi due (Pleasantville nel ’98 e Seabiscuit nel ’03), ma col terzo, anche se non possiamo definirlo un flop visti gli incassi del botteghino (circa 400 milioni di dollari), non ha lasciato il segno. Hunger Games presenta un cast ben assortito, composto da due protagonisti convincenti attorniati da personaggi carismatici (due su tutti: Donald Sutherland e Stanley Tucci), ma ciò che abbassa notevolmente il livello della pellicola è il contesto in cui si svolge la storia. Le differenze di classe portate all’estremo fino alla divisione in distretti, il presidente/dittatore che tutto vede e tutto sa, un’alta società che inghiotte le future generazioni e si mantiene così distante e indifferenti alle difficoltà della plebe. Tutto troppo scontato, ma giustificabile per ciò che in america è un best seller. L’omonimo libro di Suzanne Collins è stato un successo oltreoceano, così come la relativa trilogia, proprio perché di facile lettura e comprensione, insomma: un blockbuster.

La nazione di Panem è divisa in distretti dall’1 al 12 che identificano l’estrazione sociale delle persone che vi vivono. Un tempo esisteva anche il 13esimo, ma un giorno, stanco delle oppressioni subite dal governo, si era ribellato ed era stato completamente distrutto. Come punizione e ammonimento, ogni anno vengono organizzati gli Hunger Games, in cui ogni distretto è costretto ad offrire due tributi, un giovane uomo e una giovane donna, per partecipare ad una lotta all’ultimo sangue con un unico vincitore. Katniss (Jennifer Lawrence) vive nel distretto 12 insieme alla madre e a Prim, la sorella più piccola. Il padre, un minatore, è morto sul lavoro e la madre da quel giorno è caduta in uno stato semi-catatonico, per cui è Katniss a doversi occupare della famiglia. Quando Prim viene scelta per la 74a edizione dei giochi, Katniss si offre volontaria pur di salvarla e parte così insieme a Peeta, l’altro ragazzo sorteggiato, per Capitol (scontato nome della capitale di Panem sita, ovviamente, nel distretto 1). Qui iniziano l’addestramento insieme agli altri tributi e conoscono il proprio mentore Haymitch (nientemeno che Woody Harrelson). Dopo 10 giorni la gara di sopravvivenza inizia e Katniss dovrà fare ricorso a tutte le sua abilità di cacciatrice e arciera per uscirne vincitrice.

Più che un’opera originale sembra di vedere la versione occidentalizzata di Battle Royale, romanzo di Koushum Takami del ’99 diventato poi manga e film, con una spruzzatina di 1984  di George Orwell. Niente da dire invece sugli interpreti, la Lawrence regge alla meraviglia la parte dell’eroina coraggiosa e il timido Hutcherson è una spalla ideale. Gli altri tributi rimangono per lo più in ombra, anche se riconosciamo Liam Hemsworth (fratello del più famoso Chris alias Thor) che vedremo presto al fianco di Stallone in I Mercenari 2. Curiosa la parte di Lanny Kravitz, nei panni del consulente di moda di Katniss e Peeta, mentre Stanley Tucci è fantastico nel ruolo del presentatore televisivo. Come spesso accade in definitiva la maggior parte delle premesse non vengono soddisfatte e Hunger Games resta un film buono per passare un paio d’ore senza impegno, giusto per gustarci un po’ di sano intrattenimento, lo stesso proposto dal gelido presidente Snow (Donald Sutherland) al suo popolo: guardate, divertitevi, ma non azzardatevi a pensare o usare il cervello perché commettereste un reato imperdonabile.

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