Another Earth

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Another Earth

Regia: Mike Cahill
Anno: 2011

Un pianeta identico e speculare alla Terra, com’è il cinema, com’è la tv. Apoteosi del doppio, che è seconda opportunità, ma anche incapacità di introspezione senza un tramite esterno.

Il film (premiato al Sundance Film Festival nel 2011) inizia con un futuro brillante, all’orizzonte.

Rhoda Williams (Brit Marling, che ha scritto la sceneggiatura) è stata ammessa al MIT, festeggia, balla, beve, guida.

Alla radio annunciano l’apparire di un pianeta gemello della Terra, abbastanza vicino da essere avvistato ad occhio nudo. Rhonda guarda le stelle e distrugge una famiglia, schiantandosi con l’auto.

Altri film hanno preso piede da un incidente stradale. Ne troviamo uno nell’incipit di The Descent – Discesa nelle tenebre (Neil Marshall, 2005) o all’inizio di Ore 11:14 – Destino fatale (Greg Marcks, 2003).
Anche se quello più spettacolare resta quello di Final Destination 2 (David R. Ellis, 2003).

Questi sono tutti film horror, però. Another Earth non lo è.

E’ una storia d’amore e di introspezione. Di possibilità sfiorate con la punta delle dita e perse in una miriade di altre possibilità che si sdoppiano all’infinito e costituiscono varianti possibili/impossibili di realtà, come nella teoria dei quanti di Plank. E così, ecco moltiplicarsi atomi di vita, come granuli di energia indivisibili.

Niente romance amara alla Sliding doors (Peter Howitt, 1998), ma una riflessione sul passato (che non cambia) e sulle ripercussioni, nell’universo, di ogni azione.

I passaggi di camera dal cielo alla Terra doppio, la voce narrante che riflette sul vero significato della vita e sull’incapacità di capirsi e comunicare ricordano le atmosfere di The Tree of life (Terrence Malick, 2011).

In Another Earth, tutto inizia in prossimità di strisce pedonali che non hanno il fascino artistico di quelle sulla copertina di Abbey Road dei Beatles, ma sono punto di congiunzione fra un prima e un dopo. Sono strisce identiche che portano a marciapiedi identici, a metà fra la Terra e Terra 2.

Il secondo pianeta azzurro, all’orizzonte, ricorda l’approssimarsi del pianeta Melancholia nel film omonimo, diretto da Lars von Trier nel 2011. A differenza di quest’ultimo, che va visto dall’inizio alla fine per apprezzarne il finale (che è espressione di tre diversi atteggiamenti verso la morte), in Another Earth tutto è doppio o ha una duplice interpretazione (pure nel finale).

Anche una scena breve e marginale come quella in cui un ragazzo cammina per strada, indossando una maschera da alieno verde, sembra urlare “gli alieni sono fra noi, perché noi siamo gli alieni”.

La cittadina in cui si svolge la storia si chiama New haven (nuovo paradiso) che è un andare all’altro mondo metaforico, verso il purgatorio degli errori mai perdonati.

I film, poi, non sono altro che una proiezione del reale. Lo dice anche l’uomo-panino per strada (ovvero, la comparsa che lo interpreta): “non siamo reali”, sfoggiando un cartello con su scritto “i nostri ricordi sono impianti di quelli su Terra 2”. E quel 2 sembra un punto interrogativo.
“Siamo una proiezione dell’immaginazione di Terra Due” ed è la verità: Terra 2 è il cinema.

Concetto ribadito nella sequenza in cui, dal SETI, la scienziata Joan Tallis (Diane Ciesla, attrice teatrale prestata, tra l’altro, alla serie tv Law&Order) prova a comunicare col pianeta gemello e scopre un mondo doppione (nel vero senso della parola): stesse persone, stessi nomi, stesse vite. Terra 2 è nient’altro che uno specchio, una membrana sottile come quella di un monitor e rimanda ad una realtà che sembra tangibile, ma è una copia irraggiungibile.

Il secondo pianeta, quello al di là dello schermo, non è veramente una nuova opportunità. E’ solo una replica sulla quale fantasticare,  è il mondo che copia se stesso, creando l’illusione di replicare ogni essere umano, facendone un essere migliore, capace di non commettere gli stessi errori dell’originale. Doppi con cui interagire, per chiedere consiglio, per sfuggire alla solitudine.

In Another Earth, il sogno è conoscere il proprio doppio, incontrarlo, mentre intorno, nessuno comunica con nessuno. A nessuno interessa degli altri che ha intorno.

Incomunicabilità rappresentata dal signor Purdeep (Kumar Pallana), inserviente anziano e saggio, che prima si è accecato per “non vedersi ovunque” (a molti altri è bastato mettere via la tv), poi si è versato candeggina nelle orecchie, per non sentire (non potendo essere impermeabile altrimenti ai continui messaggi e diktat che vengono dal piccolo e dal grande schermo).

Anche i suoni possono essere imitati, duplicati, distorti. Sono lamenti dolci e misteriosi, come il suono misterioso della sega musicale suonata dal protagonista maschile, Mr. Burroughs, scampato all’incidente (il William Mapoter che interpreta Wallis in Mission: Impossible II, diretto da John Woo nel 2000). Ricorda la voce di una donna che canti dal profondo di un abisso, che è quello interplanetario che separa la Terra dal suo doppio.

La verità sussurrata da Another Earth è che siamo come particelle di polvere illuminate dal sole che filtra attraverso i vetri di una finestra. Luccicanti atomi ugualmente dispersi, non indispensabili.

A conferma, la parabola dell’astronauta russo, che trasforma un ticchettio insopportabile in una sinfonia da amare. E’ anche la parabola della protagonista, che ama l’uomo che ha reso infelice e che è radice del suo stesso fallimento nella vita. Impara ad amare la vita stessa ed il suo ticchettio insopportabile (è quello del tempo che passa).

L’apoteosi del doppio è nella scena in cui alcuni fotografi cercano di immortalare la protagonista, mentre una tv li riprende, tutto dentro ad uno schermo cinematografico (l’apice del concetto di immagine nell’immagine di deleuziana memoria).

Non mancano riferimenti alla letteratura, all’arte ed al web.
Al margine di un’inquadratura, spunta la Trilogia di Asimov (tributo al padre della fantascienza moderna).
Il tema del viaggio esplorativo verso Terra 2, organizzato dalla United Space Ventures, è ribadito dal link al sito web della corporation, che, però, nella realtà non esiste (errore di promozione e marketing gravissimo). L’organizzatore di questi viaggi si chiama Keith Harding (un riferimento al Keith Haring della popart statunitense?) e, per ultimo, John Burroughs, il protagonista, che rimanda al noto William Seward Burroughs (scrittore legato alla beat generation“) ed ai suoi romanzi fantascientifici incentrati non sullo spazio esterno all’uomo, ma sullo spazio interno all’essere umano (distorto, mostruoso, incomprensibile).

“Siamo soli?” è la domanda di fondo.
Another Earth sembra rispondere “no, siamo con noi stessi”.

14 Commenti

  1. Non ho visto il film ma la tua recensione e’ talmente avvincente e convincente che mi spinge a vedere questo film appena possibile. Grazie!

  2. condivido pienamente la tua spiegazione del film……. La cosa che mi turba di più però, è il finale!! Non riesco a comprenderne il significato. Potresti darmi uno spunto per capirlo?

  3. Another Earth è l’Altra Terra. Una luna nel pozzo, però.
    E’ un (finto) pianeta parallelo, identico all’originale.
    Il finale spiega come sia sempre accesa la speranza in un cambiamento radicale, nella “seconda possibilità”.
    L’illusione è nel cercarla altrove, quando è chiaro ed evidente che tentare di sfuggire ai propri problemi ed alle proprie difficoltà è inutile.
    L’Altra Terra è la dimensione in cui è possibile riparare ai propri errori e ricominciare da capo (ma non è un altro pianeta, è un miraggio, una proiezione del desiderio di cambiare).
    Il pianeta parallelo è (infatti) identico al nostro. Abitato allo stesso modo. Segue le stesse regole.
    Cambiare non è fuggire lontano, è accettare le proprie responsabilità (su questo pianeta).

    • Questo finale si presta a speculazioni, da ingegnere la mia spiegazione è che i mondi sono due e sono paralleli finché reciprocamente inconsapevoli. Dopo il ‘contatto’ hanno preso diversi sviluppi. La protagonista che seguiamo per tutto il film causa un incidente perché guarda il pianeta, mentre la sua alterego guardava la strada. Quest’ultima si presenta sul nostro pianeta non avendo mai conosciuto lo sfortunato professore. La nostra protagonista nel momento in cui si vede capisce che non è avvenuto l’incidente e termina di espiare la sua colpa.
      Le domande ora sono: quali motivazioni avrà scritto l’alterego della protagonista per vincere anche lei il biglietto? Ma soprattutto che fine ha fatto il povero professore su terra II? Si contende/condivide la moglie con il suo doppio?
      Complimenti per il sito

  4. In un film curato a livello fotografico, montato egregiamente, di silenzi e introspezione ma mai noioso, il finale chiuso (l’altra Rodha che arriva su Terra1 in abiti sgargianti, segno evidente che il fattaccio che apre il film sul pianeta-copia non è successo e la ragazza ha avuto una brillante carriera al MIT) mi è sembrato retorico.. Forse sarebbe stato più piacevole lasciare l’ideale made in USA della “seconda possibilità” aperto, rimandando allo spettatore la domanda: esiste una seconda possibilità?
    Questo solo a livello diegetico e solo riguardo allo sviluppo del finale, il film è comunque piacevolissimo.
    Che ne pensi Mafalda?

    • Penso al finale di Blade Runner (Ridley Scott, 1982), al lieto fine posticcio. Alle foreste che stridono col retrò fitting della città del futuro.
      Erano le foreste delle riprese panoramiche, poi tagliate, di Shining (Stanley Kubrick, 1980). Foreste che non c’entravano niente eppure sostituivano il vero finale, quello che non è mai passato alla storia.
      Il cinema non ama i finali annichilenti, aperti, deludenti. Quelli che possono mettere di cattivo umore lo spettatore (pagante).
      Avrebbe avuto (forse) più logica mantenere il tenore (ed il senso) del resto del film. Il passato non si cambia. Ma vuoi mettere? Il lieto fine ci sta bene sempre.

  5. Scusate “l’ignoranza,” (certo che a leggere le vostre recensioni mi sento veramente tale e forse quello che dirò lo confermerà) ma non è possibile che il finale possa aver detto che su terra 2 il fattaccio è successo lo stesso ma lei abbia superato lo shock e di conseguenza abbia accettato di venire lei sulla terra?
    Grazie in anticipo per le eventuali risposte

    • Adesso che l’ho riletto mi sento davvero un ignorate. Se avesse superato lo shock non avrebbe nemmeno concorso alla “gara” per andare su terra 2…. Madò!!

      • Ottima interpretazione di andrea. Questo spiega per quale motivo la “seconda” Rodha appare, tra l’altro con espressione sconvolta (lutto? emozione? aspettative?) proprio nei pressi della casa della prima Rodha che invece sembra aver riacquistato la sua serenità. Immaginiamoci che nello stesso momento il “primo” Burroughs sia comparso presso la propria “seconda” abitazione emozionato per l’incontro che si aspetta di avere con la sua “altra” famiglia ancora viva.
        Personalmente libereri un po’ la lettura del film dalle molte-troppe citazioni introdotte da mafalda, lascerei allo spettatore più ampio respiro: il tema del “doppio cinematografico”, la finzione nella finzione, il cinema che guarda se stesso, ecc. ecc. lo trovo un pochino stucchevole e francamente abusato. Non interpreterei Terra2 come, secondo le parole di Mafalda: “dimensione in cui è possibile riparare ai propri errori e ricominciare da capo (ma non è un altro pianeta, è un miraggio, una proiezione del desiderio di cambiare” [sic]. Al contrario, visto che tutto è già accaduto e non si può più cambiare ne qui ne lì, Terra2 rappresenta invece il luogo in cui puoi annullare le conseguenze dell’errore, riappropriarti di ciò che il destino bruto ti ha tolto, puoi riportare in vita i tuoi morti, insomma in altre parole Terra2 rappresenta la possibilità di superamento della morte. In quasi tutte le religioni conosciute, l’aldilà è questo luogo dove l’uomo mortale si aspetta di reincontrare i propri cari defunti, di ricongiungersi e superare la lacerazione del lutto. In alcune religioni di stampo animista, come succede ancora presso alcune popolazioni tribali dell’Africa, l’aldilà è il luogo dove i morti tornano a convivere con i non-ancora-nati, e il loro spirito entra in questo modo nei nascituri. Insomma l’aldilà è universalmente il luogo del superamento della morte. Volendo potremmo introdurre una nuova interpretazione: forse che Terra2 è l’aldilà della Terra e viceversa?

  6. Io non riesco ancora a capire una cosa, se il protagonista va su terra2 per ritrovare in qualche modo la sua famiglia, non teme che ci sia già un LUI medesimo comìn quella famiglia?

    • L’ho pensato pure io…
      Ma credo che lo sapeva pure lui di trovare sicuramente il suo “gemello”. Quello che lo ha spinto lo stesso a partire era comunque la possibilità di rivedere sua moglie e suo figlio vivi, anche per una sola volta

  7. Secondo me:
    Rhoda quando è avvenuto l’incidente era con gli occhi su Terra 2…
    Secondo la teoria che ascolta alla TV, prima di regalare il biglietto al Sig. Burroughs, Terra 1 e Terra 2 si sono desincronizzati nel momento in cui i loro abitanti sono entrati in contatto tra loro.
    Nella scena finale vediamo Rhoda di Terra 2 giunta su Terra 1 per rivedere almeno una volta la famiglia persa su Terra 2 a causa della guida incosciente del Sig. Burroughs 2.
    In altre parole per sapere come vivevano i due protagonisti su Terra 2 basta invertire i ruoli di loro stessi su Terra 1.

    Che ne pensate?

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