Ciliegine

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Regia: Laura Morante
Anno: 2012

Come reagireste se il vostro uomo mangiasse l’unica ciliegina di una deliziosa torta al cioccolato?

Per Amanda (Laura Morante) la cosa è tanto grave da indurla a rompere la tempestosa relazione con Bertrand (Frédéric Pierrot) la sera di Natale. Durante il veglione di Capodanno, al quale viene invitata dall’indulgente Florence (Isabelle Carré), Amanda conosce Antoine (Pascal Elbé), sensibile e affascinante, lasciato recentemente dalla moglie. Convintasi dell’omosessualità dell’uomo, ne diventa amica e confidente.

Frattanto Florence, preoccupata per l’inaspettato rabbonimento della nevrotica donna e per il fatto che questo sia causato da un equivoco, vorrebbe risolvere il malinteso, ma viene persuasa dal marito Hubert (Patrice Thibaud) a non intervenire. Lo psicologo è infatti convinto che l’androfobia di cui soffre Amanda possa risolversi solo nel momento in cui questa smetta pregiudizi, paure e accuse (spesso immotivate) nei confronti dell’altro sesso. Tra equivoci e mascheramenti, Amanda scoprirà l’amore e l’eterosessualità di Antoine.

Il film trae il titolo dalla scena iniziale. “La ciliegina è diventata le ciliegine, perché di ciliegine, intese come errori che la protagonista della storia giudica intollerabili, nel film ce ne sono molte”: così spiega in un’intervista Laura Morante, esordiente regista, oltre che elegante protagonista, della pellicola.  Ed è lei stessa a dichiarare quali siano state le sue fonti di ispirazione: Woody Allen, le commedie francesi dell’ultimo quarto del XX secolo, e le strisce dei Peanuts, il fumetto scritto e illustrato da Charles Monroe Schulz, pubblicato dal 1950 al 2000 in 75 Paesi del mondo e tradotto in 21 lingue, che annovera tra i personaggi principali Charlie Brown, Shermy, Patty e il bracchetto Snoopy, ai quali si aggiungono col passare del tempo Schroeder, Linus e sua sorella Lucy van Pelt.

Proprio tra quest’ultima e Amanda, la regista traccia un parallelo. Lucy è una ragazzina di otto anni bisbetica e cinica che ha però anche un lato romantico (è innamorata, ma senza essere assolutamente ricambiata) e questo la espone a insicurezze e dubbi. Esattamente come lei, anche Amanda è un personaggio difficile e la Morante si proclama innamorata di questo tipo di protagonisti.

Allo stesso modo, le scene del film che si svolgono nel planetario altro non sono che una citazione di quelle vignette in cui Charlie Brown e Linus filosofeggiano guardando il cielo stellato. Chiari pure i riferimenti a Woody Allen, a cominciare dall’ambientazione nella città di Parigi (che insieme a New York e Venezia rappresentano le preferite del regista): la capitale francese appare volutamente leziosa e sdolcinata, in modo da risultare perfettamente in contrappunto con l’asprezza di Amanda, ma anche da consentire di parodiare sulla classica commedia romantica, senza mai scadere nell’ironia più pungente (“ho voluto fare una parodia affettuosa delle commedie sentimentali. Desideravo lasciare intatti la nostalgia e il romanticismo di questo genere. Volevo evitare il distacco tipico dell’ironia a favore di una dolce partecipazione” ha dichiarato la Morante).

Anche i temi trattati sono molto alleniani: l’amore, il sesso, la contrapposizione tra il mondo femminile e quello maschile, la psicanalisi con l’esame di nevrosi e frustrazioni, l’attenzione per le musiche (nelle pellicole di Woody Allen traspare tutta la sua passione per il jazz, in quella della Morante la colonna sonora è affidata a Nicola Piovani, premio Oscar per le musiche del film La vita è bella, Roberto Benigni 1997).

Risente dell’influenza del modello anche la semplicità e purezza con cui i diversi espedienti si incastrano come in un puzzle – perché Ciliegine rappresenta un film degli equivoci e degli inganni – dando corpo ad un buon ritmo narrativo, senza la necessità di battute prive di senso che scatenino grasse risate. Perché si può sorridere e ridere con intelligenza, così come si possono affrontare temi delicati (primo tra tutti l’incontro/scontro tra uomo e donna) senza pianto, ma con levità.

Molto riuscite, a tal proposito, l’apertura e la chiusura del film: nella prima, il messaggio che arriva allo spettatore, pur tra i sorrisi e forse un pizzico d’incredulità per l’isteria di Amanda, è che non ci si può accontentare di una torta senza ciliegina (una relazione stantia e insoddisfacente); nell’ultima, lo sguardo attonito e terrorizzato che la donna lancia alla telecamera è l’esilarante scoperta che pure un frutto dolcissimo ha il suo nocciolo duro (la perfezione anche della più perfetta delle relazioni non è mai assoluta). Quindi, mordere con attenzione!

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