Cercasi amore per la fine del mondo

Regia: Lorene Scafaria
Anno: 2013

“In futuro ciascuno avrà 15 minuti di fama” proclamava Andy Warhol. E se il futuro fossero soltanto  i prossimi 21 giorni di cosa ci importerebbe davvero?
Lorene Scafaria, alla prima prova da regista dopo la sceneggiatura di Nick & Norah – Tutto accadde in una notte (2008) concede ai due protagonisti di Cercasi amore per la fine del mondo (Seeking a Friend for the End of the World – 2012) solo tre settimane prima che l’asteroide Matilda si abbatta sulla terra avverando uno dei maggiori timori escatologici del genere umano.

Amica di Diablo Cody (Juno, 2007), con lei, Dana Fox (The Wedding Date – L’amore ha il suo prezzo, 2005) e Elizabeth Meriwether (New Girl, 2011)ha fondato il quartetto di scrittrici e sceneggiatrici “The Fempire”
un impero al femminile con residenza a Los Angeles che sfata il mito della competizione spinta e che vede invece le quattro ragazze confrontarsi per raccontare storie di donne con poco zucchero, come loro che ormai sono annoverate tra le rappresentanti della nuova Hollywood al femminile dal tocco irriverente.

In  Cercasi amore per la fine del mondo la Scafaria si domanda e ci costringe a domandarci cosa faremmo al posto dei due protagonisti, Dodge (Steve Carell) e Penny (Keira Knightley).
Quando i limiti si avvicinano le scelte si fanno più urgenti:  la moglie di Dodge, Linda (interpretata dalla vera moglie dell’attore, Nancy Carell), lo abbandona senza neanche aspettare di sentire la notizia successiva del  catastrofico notiziario alla radio, scende dalla macchina e scompare per sempre.
Penny, la classica Manic Pixie Dream Girl, definizione coniata dal critico Nathan Rabin per Kirsten Dunst in Elizabethtown (2005), frizzante e sopra le righe in maniera inconsapevolmente sfrontata – e per questo deliziosa – vive con un fidanzato nullafacente (Adam Brody) che le promette protezione e poi la usa come scudo per le pallottole.

Intorno a loro le reazioni si accavallano inaspettate:  c’è chi appicca incendi, chi indossa tutto quello che aveva piegato in polverosi armadi attendendo  giorni migliori (“E’ tutto quello che non mi ero mai messa”), chi prova ogni tipo di alcol e droga e  chi si aggrappa alla routine, come la colf latinoamericana (Tonita Castro) che non smette di lucidare specchi, e raccomanda ad un incredulo Dodge di rifornire il mobile dei detersivi.
Dodge e Penny  si sono tenuti a distanza da un affetto importante, per paura o per leggerezza: lui con rimpianto, lei procrastinando il ritorno, così due vicini di casa che più lontani non potevano essere si ritrovano in viaggio verso le loro ultime volontà: rivedere la ex fiamma del liceo per Dodge, e la sua famiglia per Penny.

Arguta la campionatura di personaggi più o meno strampalati che costellano la traversata dei due protagonisti: l’autista con il pick-up (William Petersen) che li accompagna per parte del tragitto pensando siano i suoi sicari, il poliziotto di provincia catatonico che continua il suo lavoro e fa finire i due dietro le sbarre, Speck (Derek Luke), ex-fidanzato di Penny, un militare che vive in un delirante bunker-Arca di Noè, fino a Frank (Martin Sheen), il padre affettivamente latitante di Dodge che si rivelerà un nodo fondamentale per entrambi.

Un po’ Indipendence Day  (Roland Emmerich, 1996) un po’ Tutti pazzi per Mary (Bobby e Peter Farrelly, 1998), o come una battuta ci ricorda un gigantesco  Titanic (James Cameron, 1997), il film si regge principalmente sui due protagonisti: Carell riesce perfettamente nello stereotipo dell’uomo qualunque, la Knightley bravissima nel passare dalle smorfie vezzose al dramma, descrive il suo personaggio con una semplice dietrologia applicata al vinile: “Voglio dire, sono più difficili da portare in giro perché sono più pesanti, ma ne vale la pena”.
Secca la critica d’oltremanica di Peter Bradshaw su The Guardian: “E’ come se un dirigente di Hollywood avendo visto Melancholia (2011) di Lars Von Trier avesse detto:  Sì, dammi qualcosa di simile! Solo molto, molto di più irritante.”

Cercasi amore per la fine del mondo viaggia sul filo tra comicità e ridicolo, stretto tra le mani della funambolica Scafaria, il risultato è una pellicola dalle buone intenzioni e dagli ottimi spunti, riuscita però solo in parte, che quando cede alle lusinghe della rom-com perde molto del suo appeal passando dal divertente due per la strada allo scontato due cuori e una fine del mondo. “It’s the end of the world as we know it (And I feel fine)” .

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