Wonderfalls

Ideatori: Bryan Fuller & Todd Holland
Prima ed unica stagione: 13 episodi, 2004

Sentite le voci? Oggetti solitamente inanimati vi parlano ordinandovi di compiere azioni contrarie al vostro comune modo d’agire? Bene, anzi, benissimo! Vi trovate decisamente nel posto giusto, alle Wonderfalls, dove i nonsense vengono giù a cascata!

Le vicende sono appunto ambientate nella ridente cittadina di Niagara Falls ai piedi delle omonime e ben più famose cascate, alimentate dall’omonimo e meno famoso fiume, a ridosso della omonima e quasi sconosciuta penisola, nello Stato di New York.

La protagonista di questa brillante, divertente e decisamente inusuale produzione televisiva è Jaye Tyler, la Caroline Dhavernas interprete dei ruoli più disparati ed in svariate serie tv. Da ricordare la notevole interpretazione di una teenager lesbica in un episodio della serie tv Law & Order, diretta da Dick Wolf tra il 1990 ed il 2010. Jaye è una cinica e disincantata ragazza di 24 anni, laureata a pieni voti in filosofia alla prestigiosa Brown University, ma talmente svogliata e priva di ambizioni da accontentarsi del poco remunerato (e non all’altezza delle sue capacità) lavoro di commessa in un piccolo emporio di souvenir chiamato Wonderfalls (da cui la serie prende il titolo), impersonando volutamente lo stereotipo del tipico fallito americano, con il per niente velato obbiettivo di non avere obbiettivi.

Pur essendo molto bella ed intelligente, oltre che sarcastica e pungente, Jaye ha uno spirito ribelle ed anticonformista, motivo per cui vive in una roulotte parcheggiata in un campeggio, pur provenendo da un’agiata famiglia di estrazione alto borghese. E’ proprio in queste sue caratteristiche negative che si scorge la naturale e (im)matura evoluzione del personaggio di Georgia Lass, la protagonista di Dead Like Me, originale serie tv diretta e creata dallo stesso Bryan Fuller nel 2003. La vita di Jaye infatti, come per la sua alter ego giovanile, è caratterizzata da conclamate difficoltà relazionali e da contrastati rapporti familiari.

Durante una pausa pranzo, mentre sta degustando un meritato panino seduta sul bordo della fontana all’esterno del negozio in cui è impiegata, Jaye rischia di soffocare a causa di un boccone andato di storto. Da qui in avanti scopre di avere la straordinaria capacità di parlare con oggetti, fino ad allora inanimati, che le consigliano oscure ed apparentemente controproducenti azioni da eseguire alla lettera, senza possibilità di rifiuto.

La disobbedienza, infatti, comporta, come punizione, un incessante tormento perpetrato attraverso infiniti ed estenuanti ritornelli intonati giorno e notte dai suddetti chiacchieroni. Inizialmente Jaye crede di essere diventata pazza, ma alla fine realizza che non può far altro che arrendersi al proprio destino.

Non è casuale il fatto che gli oggetti in causa abbiano tutti forma animale: un leone di plastica uscito fallato da un distributore di souvenir e restituito alla cassa da una gentilissima cliente insoddisfatta (che all’informazione fornitale dalla protagonista “Il buono sconto va presentato al momento dell’acquisto” delicatamente risponde “Un bel cazzo!”); una scimmia di bronzo presa in prestito dalla scrivania dello psicologo raccomandato a Jaye dalla madre preoccupata dello stato mentale della figlia; un pesce canterino appeso dietro al bancone del bar in cui lavora Eric; la mucca in porcellana usata come bricco del latte per le colazioni in famiglia; etc etc.

Per quel che ne sappiamo a dare voce alle simpatiche bestiole potrebbero essere Dio, Buddha, Yahweh, Vishnu o Allah, ma anche Satana o Shiva il Distruttore e, perché no, persino Mastro Lindo o l’Omino Bianco (intenti a lavare le impurità del Mondo). Io, invece, propendo per uno degli Dei greco-romani che, a detta degli esperti, erano parecchio burloni e dispettosi, dei veri zuzzurelloni insomma.

In realtà, l’incipit della storia narra di un’antica leggenda locale secondo cui una principessa indiana (Jaye è una moderna trasposizione) venne sacrificata al Dio del fiume Niagara per placarne l’ira. Mentre si accingeva a precipitare dalle cascate a bordo di una fragile canoa pronunciò la fatidica frase, nonché motto della serie, mi arrendo al mio destino (come dice Jaye “Le ultime parole famose. Sul serio, le mettono su accappatoio e maglietta!”) ma, essendo sexy, le fu risparmiata la vita e venne presa in custodia dal Grande Spirito (mi si consenta l’osservazione, “tutto il mondo è paese”) divenendo la Fanciulla della nebbia.

Da qui la scelta degli autori di utilizzare, come intermediari del volere supremo, oggetti dalla forma animale, in puro stile nativo americano, appunto. Comunque sia, resta il fatto che i consigli dati, o meglio, gli ordini impartiti da questi improbabili e assurdi messaggeri celesti possono inizialmente apparire insensati e pregni di un’inspiegabile e quanto mai esilarante cattiveria gratuita. Alla fine si dimostrano frutto di un coerente e positivo processo logico facente parte di un superiore mosaico divino, grazie al quale vari tasselli si incastreranno alla perfezione tra di loro completando così lo schema dettato dal Destino. Di sicuro c’è che tali eventi stravolgeranno completamente ed irrimediabilmente il quieto vivere dell’apatica protagonista regalando però un (questa volta) gradito lieto fine.

A differenza della protagonista, i componenti della sua famiglia sono particolarmente ambiziosi e competitivi, e riservano peculiarità capaci di dar vita a situazioni decisamente divertenti.
La madre Karen (Diana Scarwid) è un’affermata scrittrice dall’aspetto apparentemente freddo e distaccato; il padre Darrin (William Sadler, che interpreta Heywood in Le ali della libertà, diretto da Frank Darabont nel 1994), è un rispettato medico professionista dotato dell’ingenuità di un bambino e quindi capace di mettere spesso la figlia in forte imbarazzo; la sorella Sharon (Katie Finneran, che possiede l’infelice primato di essere l’unica attrice della storia a passare in appena un anno da “Candidata al Premio Oscar”, nel 1981 come miglior attrice non protagonista per I ragazzi del Max’s bar di Richard Donner, a “Vincitrice del Razzie Award”, nel 1982 come peggior attrice non protagonista per Mammina cara di Frank Perry), è una stimata avvocatessa dell’immigrazione con nascoste tendenze lesbiche che Jaye scoprirà in maniera del tutto rocambolesca e divertente; il fratello, Aaron (Lee Pace, che in seguito interpreterà il ruolo de Il Fabbricatorte nella serie Pushing Daisies, creata anch’essa da Bryan Fuller nel 2007 e pregna di quel suo personalissimo e brillante humor nero), ha conseguito diverse lauree con varie specializzazioni in campo teologico ed è l’unico ad accorgersi dello stravagante dono di Jaye.

A completare il quadro dei personaggi ci sono l’amica d’infanzia Mahandra McGinty (Tracie Thoms, già vista nel ruolo dell’agente della narcotici Kat Miller, nella serie Cold Case – Delitti irrisolti ideata da Meredith Stiehm nel 2003 o nella parte di Kim in Grindhouse – A prova di morte diretto da Quentin Tarantino, nel 2007), che avvierà una relazione segreta con Aaron Tyler ed Eric Gotts (protagonista della serie Being Erica creata da Jana Sinyor nel 2009, nel ruolo di Ethan Wakefield) che, avendo sorpreso la moglie a fare un servizietto al portiere dell’albergo in cui alloggiavano durante il primo giorno del loro viaggio di nozze, decide di lasciare tutto e di restare a vivere a Niagara Falls facendosi assumere nel bar dove, in seguito, incontrerà Jaye. I due si innamoreranno da subito, ma dovrà passare parecchio tempo prima che la loro storia possa decollare per colpa della paura di Jaye d’instaurare rapporti duraturi.

Pur avendo ricevuto un eccellente riscontro da parte della critica, come testimonia la nomination ai prestigiosi Writers Guild of America Awards, la serie fu cancellata durante lo svolgimento della prima stagione per mancanza d’ascolti. Nonostante ciò, divenne un programma di nicchia e grazie all’insistenza dei numerosi fans (che cercarono in tutti i modi di non far morire lo show attraverso petizioni, raccolta di firme e creazione di siti internet dedicati). I produttori riuscirono a portare a termine i primi 13 episodi,  ma purtroppo non a completare le successive due stagioni già pianificate dagli autori (la terza serie doveva partire con la protagonista, Jaye, rinchiusa in un ospedale psichiatrico).

Ad ogni modo, questa serie non si prefigge nobili scopi educativi, anzi, l’esatto contrario  (la stessa Caroline Dharvenas ha definito la serie come il tocco di un angelo in acido).

E’ una serie che va presa per quello che è, un semplice e cinico racconto di fantasia assolutamente privo di quel noioso perbenismo e di quei tanto facili, e spesso stucchevoli, buonismi di facciata su cui sono imperniate tante altre banali e scontate serie televisive che sembrano essere uscite da una comune catena di montaggio.

Con il suo brillante umorismo, Wonderfalls ha come fine ultimo quello di far trascorrere in maniera del tutto piacevole e disimpegnata il vostro prezioso tempo libero.

Morale della favola:
Il Destino è come una cascata impetuosa e non si può risalire la corrente… ma potete sempre fare due chiacchiere con i pesci.
Arrendetevi al Destino di Wonderfalls!

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