Up

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Regia: Pete Docter
Anno: 2009

Non solo un film d’animazione. Una metafora sulla vecchiaia e il rimpianto. Un elogio dell’amicizia e della vita.

Pete Docter, il regista di Monsters & Co. (2001) e  Bob Peterson, lo sceneggiatore di Alla ricerca di Nemo (2003) hanno collaborato alla realizzazione di Up, producendo un film pluri-premiato agli Oscar.

Carl Fredricksen è un bambino che sogna di fare l’esploratore. La destinazione della sua fantasia è il Sud America, dove si trovano le Cascate Paradiso (ispirate alle cascate venezuelane di Salto Angel, le più alte del mondo), un luogo che richiama l’immaginario letterario vittoriano del mondo perduto, eden incontaminato che cela una flora e una fauna esotiche.

Tornato dal cinema in cui proiettavano un cinegiornale sull’esploratore Charles Muntz (accusato di aver ritrovato lo scheletro di un uccello rarissimo, ma che altri scienziati definiscono un falso), Carl entra nella casa diroccata dove gioca a fare l’esploratore ed incontra Ellie, una bambina estroversa che condivide le sue stesse passioni.

Tra i due nasce un grande amore e il regista ci regala una piccola perla, incredibilmente poetica e commovente, raccontandoci in poco meno di dieci minuti l’intera storia della coppia: divenuti adulti si sposano, ristrutturano la casa in cui si sono conosciuti (che diventa il simbolo della costruzione dell’amore) e che idealmente è il punto di partenza per le avventure future (in Sud America e nella vita).

Carl lavora come venditore di palloncini nello zoo in cui lavora anche Ellie. Insieme risparmiano per poter realizzare il loro sogno di raggiungere le Cascate Paradiso. Sogno che si allontana, di giorno in giorno, a causa di piccoli e grandi imprevisti. Quando Carl compra, finalmente, i biglietti per il viaggio,  sua moglie Ellie è ormai anziana e malata.

Carl ha 78 anni. La sua casa è circondata da grattacieli e da un enorme cantiere (emblema dell’alienazione moderna), eretto da affaristi senza scrupoli (e senza volto) che vogliono abbattere la sua villetta per far posto ad altri edifici indistinguibili, quelli che Marc Augé definirebbe nonluoghi (spazi senza storia e senza identità).

Arrivato al limite della sopportazione, Carl appende la casa a centinaia di palloncini colorati e fa sì che  voli indisturbata e libera, finché non sente bussare alla porta: è Russell, un eccitato e loquace boy scout di 8 anni che deve aiutare un anziano per essere promosso al rango di Esploratore della Natura Selvaggia. La tranquillità della traversata aerea pregustata da Carl viene disattesa.

Lungo il viaggio verso le Cascate Paradiso, Carl e Russell trovano un variopinto ed enorme uccello (che Russell battezzerà Kevin) e il cane parlante Dug che è a caccia di Kevin. Questo incontro trasforma Up in un film d’azione.
Carl scopre che Dug è parte di un branco di cani parlanti, addestrati da Charles Muntz, l’esploratore che ha ispirato i sogni d’avventura di Carl e Ellie, e che è alla ricerca del misterioso uccello Kevin e non si fermerà davanti a nulla pur di catturarlo. Carl si ritrova a difendere la vita di Kevin, in una caccia sconsiderata, nonostante il suo unico desiderio fosse quello di raggiungere le cascate, come aveva promesso a Ellie.

Up è una pellicola godibile da parte di qualsiasi tipo di pubblico. Un film di animazione che tratta con dolcezza temi come la solitudine, il rapporto tra bambini ed anziani e la memoria di chi non c’è più.
Carl è vecchio, vive da solo in una grande area urbana in espansione, estraneo al nuovo contesto in evoluzione, con tanti ricordi e con un sogno irrealizzato nel cuore. Vive un’alienazione ancora più marcata dalla assenza di connessione tra i suoi sogni e la realtà.

Il viaggio alle Cascate Paradiso (dalla metropoli all’eden), è l’avventura che schiude una vita raccolta in se stessa e scompagina i suoi apparenti equilibri. Una vita che si realizza, si carica di significato e si moltiplica in nuove avventure, grazie (soprattutto) all’energia ed all’entusiasmo di Russell.
Questo film ci invita, con leggerezza, a riflettere su quanti palloncini servano per far volare un sogno.

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