Silent Hill: Revelation

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Regia: Michael J. Basset
Anno
: 2012

A distanza di sei anni, le paure e le angoscie racchiuse in Silent Hill tornano sul grande schermo con un prodotto tridimensionale ovvio ed adeguato agli attuali tempi cinematografici. Scritto e diretto da Michael J. Basset (Solomon Kane, 2009; Wilderness, 2006), Silent Hill: Revelation 3D si ispira al terzo capitolo dell’omonima serie di videgiochi survival- horror e riesce a ritagliarsi una sua identità pur mantenendo fedelmente il carattere già noto alla matrice videoludica targata Konami.

Come nel videogame, si gioca sulle paure dell’uomo, sull’angoscia rappresentata da figure non identificate che appaiono dall’oscurità. Il buio che riveste le immagini, l’ansia generata investono quotidianamente la giovane Heather (Adelaide Clemens – X-Men le origini – Wolverine, 2009) nei suoi incubi e la spingono incessantemente verso la maledetta cittadina di Silent Hill. Le visioni aumentano ancor di più quando il padre Christopher (Sean Bean, già protagonista in Silent Hill del 2006) viene rapito da una setta misteriosa. Heather, per salvarlo e svelare i misteri che si celano nei suoi incubi, dovrà recarsi nella cittadina e sfidare il proprio destino.

Prodotto dagli stessi produttori di Resident Evil (2002), questo Silent Hill riesce a ricreare con grande qualità la paura, quella generata dal subconscio, in cui tutti possiamo effettivamente ritrovarci e la maledizione che investe la cittadina è proprio il risultato di questo elemento.
Fuggire dalle proprie paure, da noi stessi, risulta davvero impossibile e l’elaborazione di questo concetto si materializza con estrema enfasi e qualità. Ricchezza di immagini, attente ai particolari descrittivi (come nel videogioco) e paura percettibile e coinvolgente. Il 3D è ben realizzato e spesso la paura aumenta quando ci sembra di toccare con mano le terribili creature che appaiono nel film.
Ma se le sequenze rappresentate riescono a toccare inverosimilmente il nostro subconscio, a sfidare il nostro giudizio è purtroppo la trama, debole e priva di sfumature, quelle reali che invece dovrebbero maggiormente caratterizzare i protagonisti. Lo si vede in Heather, la cui vita si cela nel mistero e il cui carattere risulta essere troppo forte in un contesto che invece implicherebbe maggiori dubbi ed incertezze. Lo si vede in Cristopher, lo Sean Bean di successo che rappresenta il punto di svolta del film ma che rimane praticamente inutilizzato per tutta la durata dello stesso. Ed è vero, come gli Studios affermano, che non è necessario aver visto il primo capitolo del 2006 per comprendere questo prodotto, magari però avrebbero dovuto aggiungere che se non si ha giocato al vero Silent Hill, l’impresa di trovare un senso a tutto questo risulta davvero ardua e complicata.
Dunque, tanta cura nelle immagini realizzate ma una sceneggiatura fiacca e poco producente che collocano Silent Hill: Revelation 3D al fianco di tutti quei film basati su prodotti videoludici in cui si presta molta attenzione all’involucro tralasciando, purtroppo, la sceneggiatura (xome nei vari Resident Evil).
Consigliato essenzialmente ai fan del videogioco, che ne conoscono già la sostanza, ma troppo poco adatto a chi, invece, è alla caccia di un nuovo horror intrigante e sconvolgente.
Aspettando Silent Hill 3, di cui già si è iniziato a parlare, si spera possa colmare i vuoti della trama mantenendo intatte le fotografiche scenografie inquietanti e davvero ben realizzate, unica nota positiva di un film che torna a deludere.

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