Paranormal Activity 4

Regia: Ariel Schulman e Henry Joost
Anno: 2012

Giunta al quarto capitolo, anche la saga Paranormal Activity inizia inevitabilmente ad imbarcare acqua. Nonostante i numerosi sussulti che pervadono  gli spettatori, e nonostante alcuni spunti interessanti  (con omaggi al cinema horror classico come Shining, Kubrik, 1980), la pellicola risulta prevedibile e troppo ripetitiva.

Certamente i registi Ariel Schulman e Henry Joost (che avevano diretto anche il precedente capitolo) hanno svolto il canonico compitino in modo ineccepibile ottenendo un risultato dignitoso.

Gli spaventi non mancano, il film per certi versi riesce anche a convogliare l’attenzione del pubblico che  in più occasioni si troverà a scrutare ogni angolo dell’inqudratura alla ricerca di particolari agghiaccianti.
Interessante anche l’idea di sfruttare le nuove tecnologie, che rendono più attuale l’intero comparto narrativo. La trovata del Kinect (accessorio x-Box ) è tutta da vedere e resterà sicuramente nella memoria di molti spettatori.

Purtroppo però tutto questo non basta più. La sensazione di déjà-vu incombe in modo determinante per tutti i 95 minuti della proiezione.
Lampadari che ondeggiano, porte che sbattono, oggetti che volano sono solo alcuni degli espedienti che ormai si ripetono fin dal primo capitolo finendo  inevitabilmente per innervosire più che spaventare.
La trama, seppur leggermente diversa dai precedenti lavori, é comunque un guazzabuglio di situazioni trite e ritrite. Cambia la famiglia protagonista, cambia la casa, si aggiunge un bambino dallo sguardo inquietate (vedi Damien di Omen il presagio), cambia anche la tecnica delle riprese, (in questo caso affidate a web cam e non a cineprese e telecamere a circuito chiuso), ma non variano lo sviluppo degli eventi e la disposizone delle sequenze. Anche la giovane protagonista (Kathryn Newton) che per tutto il film si prodiga nella ricerca della verità (snobbata dal resto della famiglia) era il presupposto principale del secondo (e di gran lunga meno riuscito) capitolo.
Quindi ci si chiede quale sia il motivo di questo abuso di cliché.

Forse il rischio di stravolgere le carte in tavola poteva fuorviare gli amanti di questo nuovo genere horror riducendone così gli effetti al botteghino. In ogni caso si poteva osare di più. Provare se non altro ad aggiornare il copione.

Per carità, nell’insieme, l’intera saga è certamente godibile e in paricolar modo catturerà gli amanti di un horror mordi e fuggi che non necessita di grandi sforzi logici. Inutile quindi il confronto con l’horror d’annata. L’intento della produzione non é quello di destabilizzare e colpire la psicologia dell’osservatore (come facevano i film di Fulci o Bava), ma bensì di divertire spaventando. In fretta e senza lasciare il segno.

Per certi versi è innegabile che Oren Peli (regista e ideatore del primo e più geniale Paranormal Activity, 2007) sia stato un pioniere di questa nuova tendenza capace di crearsi numerosi seguaci che attendono di anno in anno i vari sequel e prequel con immutata eccitazione.

Va anche sottolineata l’indiscussa creatività su cui tutta la saga si regge. Alcune trovate sono senza dubbio ben congegnate e colpiscono nel segno. È quindi riduttivo denigrare il prodotto nel suo insieme sulla base di alcuni evidenti limiti.

È però inequivocabile che, salvo correzioni pesanti e profonde, il quinto capitolo (già in programma per il 2013) rischia di diventare un’ulteriore zavorra. In conclusione Paranormal Activity 4, pur non apportando nulla di nuovo rispetto ai precedenti, ha il pregio di mantenere una certa tensione e suspense senza ricorrere a sgozzamenti ed effetti troppo speciali. Mancano però il carisma e l’eleganza in grado di trasformare un’opera horror interessante in un cult veramente imperdibile.
Film da vedere in compagnia di pochi intimi per farsi quattro saltelli sulla poltrona, senza troppe pretese.

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