Il peggior Natale della mia vita

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Regia: Alessandro Genovesi
Anno: 2012

Con l’arrivo nelle sale de  Il peggior Natale della mia vita ci si aspettava un film che potesse contrastare vivacemente i soliti cine-panettoni targati Boldi e De Sica, soprattutto dopo il grande successo del  predecessore La peggiore settimana della mia vita.

Alessandro Genovesi , cui è affidata la regia (La peggiore settimana della mia vita, 2011), si attiene completamente ad una sceneggiatura più che mai scontata, senza sorprendere e brillare ed il risultato è senz’altro deludente. Una pellicola che fin dalle prime battute strizza l’occhio (e lo fa anche male) al celebre Ti presento i miei (Meet the Parents, Jay Roach, anno 2000) navigando in acque fin troppo conosciute e lasciando, ahime’, un amaro senso di vuoto, la sconfitta del cinema italiano generalista contrapposto alle ormai dominanti pellicole made in USA.

Banalità, poca brillantezza e scarsa intelligenza per un film che mantiene personaggi e situazioni del capitolo precedente, giocando totalmente sulla devastante sbadataggine e  goffaggine di Paolo (Fabio De Luigi, Come è bello far l’amore, di Fausto Brizzi del 2012 o Maschi contro femmine, di Fausto Brizzi, del 2010), assoluto protagonista del lungometraggio.

La trama, che può almeno godere di ottima scorrevolezza, racconta le vicende di Paolo e Margherita ( Cristana Capotondi –  La kryptonite nella borsa, di Ivan Cotroneo, 2011), quest’ultima in dolce attesa, invitati per la serata di Natale nel lussuoso castello di Alberto Caccia ( la new entry Diego Abatantuono, che non ha certo bisogno di presentazioni), grande amico nonché datore di lavoro del papa’ di Margherita, Giorgio (Antonio Catania, del più recente Bar Sport, di Massimo Martelli, del 2011 tanto per citarne uno) e della mamma Clara (Anna Bonaiuto, che ricopre il ruolo occupato da Monica Guerritore, protagonista del primo capitolo).
Tutti invitati all’eterna cena di Natale, che si rivelerà una vera e propria disgrazia per Paolo, coinvolto a più riprese a mille imbarazzi e situazioni disastrose che ne caratterizzeranno l’intera pellicola. Comicità spicciola e scontata ironia fanno da cornice ad un progetto logicamente commerciale e prevedibile, dato il grande successo del film precedente, e che sottolinea ancora una volta la totale mancanza di ispirazione cinematografica rispetto al bisogno assoluto di produrre facili traguardi monetari. Questo sequel ne è la totale dimostrazione e la salvezza per Genovesi è rappresentata esclusivamente dal cast: azzeccato e immancabilmente autoironico, come nell’eterna tradizione zelighiana (risate a go go grazie alla particolare ambiguità della coppia Ale e Franz,nelle vesti di due strambi becchini).

Un Abatantuono che interpreta se stesso  senza aggiungere poi nulla al proprio personaggio ed una vera e propria standing ovation per l’ottimo Antonio Catania, la cui mimica interpretativa riesce più di mille parole, accentuando con estrema brillantezza la diffidenza e la riluttanza che nutre verso il personaggio De Luigi. In assoluto in cima per esperienza e qualità. Ad abbellire la scena, con toni all’ apparenza più fiabeschi che verosimili, sono le ambientazioni, concentrate quasi prepotentemente nelle quattro mura domestiche. Osservazione quasi claustrofobica del tema natalizio per l’intera durata del film e finale di un patetico fin troppo eclatante, con tanto di motivetto natalizio a racchiuderne i colori. Pellicola non esaltante e assolutamente non impegnativa, mai volgare ( e questo dobbiamo dirlo) ma fiacca e troppo prevedibile. Se qualche sceneggiatore pensasse alla peggiore Pasqua della mia vita, un po’ di coraggio e fantasia in più di certo non guasterebbe.

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