Ricordiamo per voi

Autore: Philip K. Dick
Anno: 1966
Titolo originale:
We can remember It for you Wholesale

Gli anni Sessanta hanno visto un periodo d’oro per la fantascienza: si evolvono le consolidate tematiche avventurose e spaziali lanciate da Verne a fine Ottocento e si aggiungono le profonde riflessioni sociali e psicologiche di cui Asimov e Orwell sono stati padrini nella prima metà del secolo scorso.
In questi anni fertili, Philip Dick propone un thriller ambientato in un mondo futuristico, in cui la coscienza e il ricordo, cioè quelle parti impalpabili e metafisiche del nostro essere, possono venire manipolate con meccanismi scientifici, trasformando e alterando l’intimo senso di sé che ognuno ha.

Douglas Quail, impiegato, conduce una vita piatta con un lavoro e un matrimonio insoddisfacenti. L’unico momento in cui si sente vivo è quando sogna – quasi ogni notte – di andare su Marte nelle vesti di agente segreto interplanetario.
Egli fantastica da sempre sul pianeta Marte e desidera più di ogni altra cosa visitarlo, ma il viaggio è troppo oneroso. Così decide di rivolgersi alla Rikord S.P.A., un’azienda che fabbrica ricordi artificiali e li impianta nel cervello dei suoi clienti, vendendo memorie di esperienze e avvenimenti mai vissuti, permettendo ai clienti di realizzare le proprie fantasie.
Ma durante l’operazione qualcosa va storto. La preliminare iniezione di narkidrina, necessaria per rendere la mente più accessibile e malleabile, risveglia in Quail un ricordo sopito: egli è già stato su Marte ed è veramente un agente interplanetario, a cui però sono stati impiantati ricordi artificiali di una vita comune da impiegato per eliminare il ricordo dell’omicidio, da lui commesso, di un uomo politico marziano.

Se le esperienze che facciamo determinano chi siamo e se tutti abbiamo dunque una cieca fiducia nei nostri ricordi, poiché ci appartengono più di ogni altra cosa, per Douglas Quail tale fede vacilla, e per scoprire chi è realmente dovrà compiere un atto estremo che metterà in discussione il suo mondo.

Così nel futuro immaginato da Dick, anche essendo possibile sottomettere l’io conscio, resta sempre qualcosa di impalpabile e non manipolabile che risiede nel subconscio. È un qualcosa impossibile da dominare completamente, che dà la possibilità, a chi è disposto a mettere tutto in discussione, di restare libero e umano anche in un mondo in cui la memoria di ognuno è manipolabile come un computer.

La storia ha avuto successo fin da quando è stata pubblicata ma la vera impennata di fama è avvenuta grazie alla prima trasposizione cinematografica: Atto di forza (“Total Recall”, Paul Verhoeven, 1990) che ha sdoganato definitivamente la tematica del mondo artificiale e del conflitto tra chi siamo e chi ci impongono di essere.
Questo tema, dal magistrale Blade Runner (Ridley Scott, 1982) a Matrix (regia dei fratelli Wachowski, 1999) fino al recente remake Total Recall – Atto di forza (“Total Recall”, Len Wiseman, 2012), ha sempre riscosso grande successo restando uno degli argomenti fantascientifici più amati dal pubblico.

Altre storie di Dick che propongono questa tematica sono diventate famosi film di fantascienza, come il racconto Minority Report (1987) da cui il film omonimo (Steven Spielberg, 2002), e il romanzo Il cacciatore di androidi (“Do Androids Dream of Electric Sheep?” 1968) da cui Blade Runner.

Entrambi i film Atto di forza presentano molte differenze con la storia di Dick (sorvolando quella riguardante il nome del protagonista: Quaid nei film, Quail nel racconto).
Il primo film sostituisce buona parte della tensione che regna nel racconto, con innumerevoli scene d’azione: sembra un film disegnato apposta per Schwarzenegger, infarcito di sparatorie, scazzottate e bicipiti sempre in mostra. Ma erano gli anni dei superpalestrati e nessun film d’azione era tale se gli Schwarzenegger o gli Stallone di turno (e in minor misura i Van Damme), non spaccavano qualche testa.
Il secondo è maggiormente dominato dagli effetti speciali. È costato 200 milioni di dollari! Inoltre, a differenza del film del 1990, l’avventura non trova il suo epilogo su Marte.

Tuttavia la diversità fondamentale sta nel finale.
Entrambi i film conducono Douglas Quaid (Schwarzenegger in quello del 1990 e Colin Farrell in quello del 2012) nel cuore della vicenda spionistica che vede i ribelli contrapporsi alla realtà distopica e dispotica dei servizi segreti e delle multinazionali, e lo portano poi a salvare il mondo, trovare il suo vero io, il suo destino e il suo amore.
Nel racconto invece, Quail non partecipa ad alcuna azione di guerriglia e non trova nessun amore e nessun lieto fine. In compenso il lettore viene colto di sorpresa da un inquietante finale che, in un certo senso, è un non-finale grazie a cui ci si continua a domandare quale sarà mai la sorte del protagonista e con lui dell’umanità. Questa caratteristica conferisce al racconto lo spessore di un romanzo pur nelle poche pagine di estensione.

Da leggere.

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2 Comments

  1. Michela 9 novembre 2012
  2. Michela 9 novembre 2012

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