Noah

Regia: Darren Aronofsky

Anno: 2014

 

Se pensate di aver conosciuto tutti i super-eroi, combattuti da drammi interiori e capaci di sterminare mille uomini a mani nude, forse non avete mai letto la Bibbia. L’eroe vero risale a molto prima di Gotham City, all’alba primitiva della genesi. Il suo nome è Noé, figlio di Lamech, figlio di Matusalemme, discendente di Seth e incaricato dal Creatore di salvare la terra dal peccato.

Noah-Russell-CroweInterpretato da Russel Crowe, l’eroe del nuovo film Noah di Darren Aronofsky è liberamente ispirato alla vicenda biblica dell’arca di Noé. Dopo Adamo ed Eva si sono susseguite generazioni di uomini, vissuti nel peccato e il Creatore decide, attraverso Noé, di porre fine ai crimini dell’umanità, con un diluvio universale. Noé costruirà un’arca, dove verranno messi in salvo gli animali, mentre il genere umano sarà sacrificato.

Questa è la prima licenza poetica che si concede il regista. Nella versione originale, infatti, i tre figli di Noé si imbarcarono con le tre rispettive mogli e Dio non prevedeva di dare fine alla generazione umana. Un Dio senza pietà, quindi, quello immaginato dal regista, che si discosta da quello della Bibbia («Dio benedisse Noé e i suoi figli, e disse loro: Crescete, moltiplicatevi e riempite laterra. ») che aveva perdonato l’uomo e previsto il suo ripopolamento della terra. Aronofsky è più severo e lancia il suo messaggio: nella rinascita della terra l’uomo non è previsto, poiché la sua parte malvagia continuerebbe a perpetuare nell’errore, il disegno divino della ricostruzione delparadiso vuole che la terra sia popolata solo da animali, incapaci di guerre e ingiustizie.

Ogni libertà che si è concessa il regista è però stata introdotta per insinuare l’antinomia del personaggio, combattuto interiormente tra i valori umani e il volere divino. Il protagonista si trasforma nella pellicola in un gladiatore vegetariano-ecologista, diviso tra bene e male. Un dualismo a cui tiene molto il regista, come ben noto, anche nel suo precedente film, Il cigno nero (Black Swan, 2010), dove Natalie Portman si alterna, in un viaggio interiore, tra la sua parte integra e quella oscura. Allo stesso modo, Noé sembra affrontare un viaggio: parte sgridando suo figlio per aver colto un innocente fiorellino, ma arriva a sterminare un’intera popolazione di uomini e a quasi uccidere le sue nipotine. Per obbedire al suo Dio, ma anche per arrivare al concetto che in ogni uomo, anche in lui, esiste una parte malvagia.

L’idea del personaggio e quindi del film nasce già nel 2007, quando il regista lavorava a The Wrestler (2008). In un’intervista rilasciata al giornale The Guardian, Darren Aronfsky, afferma che è da sempre stato affascinato dalla personalità di Noé, oscura e complicata.

«The script, Aronofsky tells me, is no conventional biblical epic. “Noah was the first person to plant vineyards and drink wine and get drunk,” he says admiringly. “It’s there in the Bible – it was one of the first things he did when he reached land. There was some real survivor’s guilt going on there. He’s a dark, complicated character

Inoltre, prima di trovare il finanziamento per il film, costato ben 125 milioni di dollari, Handel e Aronofsky hanno fatto dello script un fumetto, in collaborazione con il graphicnovel canadese Niko Henrichon (Noé: Pour la cruauté des homme, 2011). Dopo la diffusione del fumetto, il regista stringerà un accordo con la Paramount Pictures e la New Regency Pictures per per produrre il film Noah, con la sceneggiatura di John Logan (sceneggiatore, tra gli altri film, anche de Il Gladiatore).

Noé è quindi il protagonista indiscusso della pellicola, contornato da figure minori, burattini nelle mani di qualcuno a lui superiore e che si serve di loro per perpetuare il suocalvario. Il personaggio di Ila (Emma Watson), ad esempio, incarna bene la sua difficoltà a scegliere tra la giustizia e l’amore. Anche se rimane sullo sfondo, Ila, insieme con la moglie di Noé (Naamah, Jennifer Connelly) e suo nonno Matusalemme, ironico stregone impersonificato da Anthony Hopkins, risultano essere più umani ed emotivi, rispetto al delirio di obbedienza da cui sembra essere preso Noé. Anche i figli Cam, Sem e Jafet (Logan Lerman, Douglas Booth e Leo McHugh Carrol) e il non-eroe Tubal-cain (Ray Winstone), pur se in negativo, risultano sfaccettati di umanità ed errore, di cui sembra privo Noé (tranne che per il vizio dell’alcolsimo a cui si concede nella nuova terra).

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Altra concessione fatta dal regista, alquanto bizzarra, risulta essere l’apparizione dei cosiddetti vigilanti (ripresa degli egregori, angeli caduti in terra e accoppiatisi con donne umane) che decide di rappresentare come degli ammassi di pietra, stile Transformers, impacciati e fuori luogo. Anche se non manca una visione poetica della luce racchiusa nella pietra, per quanto elementare, di certo non immaginavamo una lotta tra titani e uomini di questo tipo.

Il film, nonostante risulti più credibile di Un’impresa da Dio (2007, Evan Almighty), oltre a trasgredire rispetto alla vicenda originale, tradisce anche gli insegnamenti dell’Islam, secondo il funzionario malese Abdul Halim Abdul Hamid, che ha spiegato che l’Islam vieta la rappresentazione di qualsiasi profeta. La pellicola è, per queste ragioni, stata censurata e vietata in Pakistan, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Malesia, Indonesia, Medio Oriente, e paesi Nordafricani.

noah-film-still-noahs-ark-darren-aronofsky1Per concludere, la pellicola resta povera di dialoghi, basati principalmente su frasi brevi e riportate, e di emozioni. Le scene più apocalittiche sono quelle in cui i milioni di animali accorrono verso l’arca per salvarsi dal diluvio. Tutte le specie che appaiono nel film (alcune anche inventate) sono state ricreate al computer dalla Industrial Light & Magic. Una scelta etica del regista, come spiega l’articolo apparso sul National Geographic , per essere coerente con l’animo ambientalista tra le righe del film. Sarà allora la evidente riproduzione al computer della fauna, ma la scena sembra commuovere solo Russel Crowe. Anche la location (il film è girato tra Islanda, Messico e Stati Uniti d’America) del nuovo mondo risulta attraente, ma non scenograficamente seducente.

 

E quando è tutto buio in sala, mentre la voce di Russel Crowe racconta delle origini della genesi, lo spettatore sembra pronto al coinvolgimento,ma al E luce fu, altra delusione: una sequenza di immagini, che, ancora una volta, non sembrano essere cosa buona.

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