Nella casa

Regia: François Ozon
Anno: 2012

Una sfida intellettuale tra studente e professore prende pieghe sempre più pericolose per le persone coinvolte: un film, Nella casa, coinvolgente che muta stile col passare dei minuti, sorprendendo sempre lo spettatore.

Un professore, correggendo i tanti pessimi compiti dei propri studenti, si imbatte in un tema che pare il primo capitolo di un romanzo. L’insegnante, colpito dal talento e dalla provocazione dello studente lo appoggia nella costruzione del suo romanzo che ha come obiettivo addentrarsi nella vita di una famiglia borghese. Così i temi del ragazzo, oramai extrascolastici, diventano dei resoconti sempre più morbosi di ciò che avviene nella casa  di un suo compagno di classo.

Il prolifico François Ozon, due anni dopo il successo della commedia Potiche – La bella statuina, torna a confrontarsi con temi più ambigui e atmosfere da thriller. In questo senso, il suo film che viene subito in mente è Swimming Pool (2003) in cui una giovane, sensualissima e spregiudicata lolita interpretata da un’esplosiva Ludivine Sagnier seduceva e portava a perdere il senno una matura scrittrice interpretata da Charlotte Rampling.

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In questo ultimo film invece non c’è seduzione sessuale, ma puramente intellettuale tra due persone dello stesso sesso e di età diversa. Tra i tantissimi temi presentati, quali ossessioni, voyeurismo, scontro di classi sociali, critica della ricca borghesia, quello predominante è sicuramente l’origine dell’ ispirazione artistica. L’arte si lascia ispirare dalla vita o viceversa? Il vortice ossessivo dal quale si lascia trascinare il protagonista, stimabile professore e amorevole marito, è coinvolgente, verosimile e spiazzante nonostante la trama in sé non rappresenti grandi variazioni sul tema dell’ossessioneLo spettatore capisce presto che il protagonista gioca col fuoco e che prima o poi dovrà pagare la propria curiosità, eppure il coinvolgimento è assicurato grazie a una solida sceneggiatura e a una messa in scena sostenuta da un buon ritmo. Così la commedia si trasforma in dramma e infine il thriller, accumulando colpi di scena.

Si intravedono non pochi echi di Woody Allen, da quello cupo londinese a quello brillante che ama disquisire e criticare l’arte e gli eventi mondano-artistici della ricca borghesia, ma c’è anche molto cinema francese, da Chabrol a Rohmer. Portando sullo schermo una pièce di Juan Mayorga, Il ragazzo dell’ultima fila, François Ozon si conferma (dopo l’ottimo 8 donne e un mistero (8 femmes, 2001) particolarmente predisposto agli adattamenti teatrali, che alterna con agilità a sceneggiature originali.

La riuscita del film è dovuta altresì a un cast azzeccato: sempre ottimi Fabrice Luchini e Kristin Scott Thomas, qui coppia di intellettuali che oramai non ha altro da fare se non farsi i fatti altrui e  i loro siparietti domestici rappresentano, all’inizio, la parte più divertente del film.

Bella e brava la signora Polanski Emmanuelle Sagnier nei panni della casalinga frustrata che si lascia sedurre dal ragazzino, perfetti infine i giovanissimi e sconosciuti Ernst Umhauer, protagonista ambiguo eppure sempre credibile nonostante il rischiosissimo ruolo e Bastien Ughetto, suo compagno di classe prescelto come vittima del suo spietato e narcisistico esperimento.

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