Modern Family

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Ideatori: Christopher Lloyd e Steven Levitan
Anno: 2009
Casa di produzione: 20th Century Fox Television

È il 2010 quando sbarca in Italia (con il solito anno di ritardo sugli USA) Modern Family.
Girata con la tecnica del falso documentario, mostrando le scene come se si stessero svolgendo in presa diretta (mantenendo anche le imperfezioni ottiche tipiche di questa tecnica) e con dialoghi semplici e diretti, si è subito imposta come serie cult del nuovo millenio.
Sono ormai tre anni che fa incetta di premi e onoreficenze (tra i più importanti ci sono i 16 Emmy Awards e il Golden Globe del 2012 dopo ben 7 candidature), posizionandosi così al di sopra delle concorrenti.

Qual è il segreto del successo? Semplice, in questa serie non manca nulla.
Partendo da una normale famiglia allargata, si toccano argomenti e concetti, vicini ad ogni telespettatore.
Sfiorando con classe le ansie e le paure di ogni giorno, gli sceneggiatori (tra i quali figurano lo stesso Steven Levitan e Jeffrey Richman) riescono con grande caparbietà nell’intento di divertire senza impegnare.
Senza mezzi termini, senza falsi moralismi e soprattutto senza annoiare, le puntate scorrono in modo perfetto regalando qua e là emozioni e sorrisi.
Non mancano argomenti ostici, ma la forza del programma sta nell’affrontarli in modo leggero, e mai banale.
E così si parla di omosessualità, adozioni, amore, morte, senza mai superare la sottile linea che divide la commedia dalla commedia drammatica.
Insomma, senza mai angosciare o appesantire il pubblico. Una ventina di minuti che corrono veloci.

Le riprese saltellano tra i vari personaggi con sequenze sempre in movimento.
Dinamica la struttura e dinamiche le inquadrature che catturano immediatamente lo spettatore. Questo grazie all’eccellente fotografia di James Bagdonas e all’impeccabile montaggio della super premiata Ryan Case (un Emmy e tante candidature).
Il regista Jason Winer (direttore artistico di gran parte delle puntate)riesce a trasportare il pubblico come su di una giostra, non deludendo mai le aspettative.

Dopo i titoli di coda arriva precisa e puntuale l’ultima gag che chiude la puntata lasciando nell’osservatore una piacevole sensazione. Una sorta di positività che rende unico questo programma e che attrae inevitabilmente sempre più seguaci.
Un inno al buon umore e alla spensieratezza che spesso manca alle serie televisive moderne, sempre più caotiche e angoscianti.
Milioni di fans ormai fanno parte di questa esilerante famiglia (basti pensare che da 9 milioni di telespettatori della prima serie si è passati a quasi 13 milioni della terza) e tanti altri si aggiungeranno in futuro.

E pensare che tutto è nato dall’idea dei due autori che raccontandosi episodi sulle loro famiglie notarono che, anche se banali, i racconti risultavano molto divertenti. Ecco quindi la trovata di creare una serie in presa diretta simulando riprese in continuo eseguite da due cameramen. Brillante accorgimento che permette un montaggio libero molto accattivante ma che allo stesso tempo rende comunque ben chiara e delineata la storia. Con tanto di intereviste a chiarire i punti di vista dei vari personaggi.

La serie è stata girata interamente a Los Angeles eccetto pochi episodi che vedono la famiglia spostarsi per le vacanze alle Hawaii, a Disneyland e nella valle di Jackson Hole in uno splendido ranch.

Nota molto positiva è certamente la scelta del cast .
Difficile avere un personaggio favorito perchè ognuno ha una propria personalità che si incastona perfettamente con le altre. Senza prime donne. Lo testimonia anche il fatto che tutti i 6 protagonisti adulti percepiscano il medesimo (corposo) compenso pari a 170.000 dollari circa a puntata.

Ottimo il burbero Jay (Ed O’Neill, il manager Glen in Fusi di testa di Penelope Spheeris, 1992) nei panni del roccioso patriarca della famiglia.
Fantastico Phil (Ty Burrel, un Emmy come miglior attore non protagonista di una serie) il papà amico, scanzonato, sempre iperattivo e ottimista.
Bellissime Gloria (Sofia Vergara, la Odile de I Puffi di Raja Gosnell, 2011) e Claire (Julie Bowen, Conception di Josh Stolberg del 2012. Curioso il fatto che durante le riprese dell’episodio pilota fosse incinta di due gemelli all’ottavo mese ed ebbe comunque la parte), mamme fantastiche e mogli perfette.
Straripante Cameron Cam Tucker (Eric Stonestreet, due Emmy come miglior attore non protagonista in un telefilm commedia, 2010 e 2012), compagno di Mitchell (Jesse Tyler Ferguson) perfetto nei panni dell’ avvocato omosessuale. I due hanno adottato la piccola Lily, che nelle prime due stagioni era interpretata dalle due gemelline Jayden e Ella Hiller, sostituite nella terza stagione dalla piccola Aubrey Anderson.
Da rilevare il fatto che l’attore che interpreta Mitchell, omosessuale anche nella vita reale, sia fermamente convinto che il suo personaggio e quello di Stonestreet aiutino ad avvicinarsi in modo sereno ai dibattiti sui matrimoni e le adozioni da parte di coppie gay.
Bravissimi e spassosi i fratellini Luke, Alex e Haley (rispettivamente Nolan Gould, Ariel Winter e Sarah Hyland) sempre in disaccordo, ma più simili di quanto possa sembrare.
Eccezionale Manny (Rico Rodriguez, Young Artist Award nel 2012), nei panni del maturo (molto maturo) ragazzino benestante e carismatico.

Nella serie sono presenti numerosi ospiti speciali:

  • Edward Norton memorabile nella parte surreale dell’inesistente bassista Izzy Lafontaine degli Spandau Ballet;
  • Benjamin Bratt nella parte dell’ex marito di Gloria e padre naturale di Manny;
  • Shelley Long che interpreta l’ex moglie di Jay. Nevrotica e libertina;
  • Fred Willard nei panni del padre di Phil.

E poi Natan Lane, Judy Greer, Elizabeth Banks, Philip Baker Hall superbo nella parte del vicino di casa di Phil e Claire, e ancora Norman Lloyd, il mitico Chazz Palminteri, Matt Dillon, Kobe Bryant e tanti altri che però renderebbero questa lista troppo lunga. Quindi vedere le puntate per credere.

Non resta che aspettare la prossima (quarta) stagione e lasciarsi cullare dagli eventi.
Buona visione!

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