Melina – Con Rabbia e Con Sapere

Regia: Demetrio Casile
Anno: 2011

Nel quartiere di Mosorrofa, a Reggio Calabria, una giovane studentessa, Melina, aspira a diventare scrittrice nonostante gli scontri quotidiani con la cultura retrograda che infesta la sua terra.
Il film nasce da un’idea dell’artista Demetrio Casile, calabrese trapiantato a Bologna, con l’aiuto della Regione Reggio Calabria e con l’intenzione di terminare una trilogia dei sogni iniziata nel 1987 con Un Ragazzo Di Calabria di Luigi Comencini (da una sceneggiatura Premio Solinas di Casile) e Tra Scilla e Cariddi, quest’ultimo diretto dallo stesso.
Melina – Con Rabbia e Con Sapere cerca, fin dalle prime inquadrature, un archetipo di cinema italiano di qualità, proponendo flash forward con omaggi gratuiti (e oltremodo fastidiosi) a Il papà di Giovanna (2008) di Pupi Avati (di cui osserveremo un cameo assieme al fratello Antonio verso la metà della pellicola) e ribaltando concezioni sceniche post-sviluppo narrativo, inutili e confusionarie.

L’inoltrarsi della pellicola nello sfondo calabro incrementa quanto supposto dalle prime righe; fotografia sabbiosa simil HD amatoriali, personaggi piroettanti e chiassosi figli di una voglia revival amarcord, alcuni dei quali protagonisti di sottotrame di cui proprio non si sentiva il bisogno, e dialoghi farseschi che aspirano a un sorrisetto e nulla più.

Ma è forse proprio con l’introduzione dei personaggi principali di cui (dovremmo) preoccuparci che il film dimostra la sua vena confusionaria: Melina per prima, interpretata dalla buona esordiente Giovanna Cacciola, sembra un personaggio sviluppato in una metà netta.
Se per certi versi il Sapere si mostra nelle sue incursioni intellettuali su scrittori e poeti (alcune di esse quasi messe a caso nei dialoghi) e in due sequenze oniriche in cui Melina incontra il poeta Corrado Alvaro (interpretato da Casile e ridoppiato da Luca Ward con un missaggio terribile), la Rabbia si schiaffa in due o tre risposte secche ai rozzi del paese e nulla più.

La Nostra si impegna a scuola senza riconoscimento, un personaggio auto-omaggio del regista provvede un deus ex machina narrativo e voilá, ecco che la trama si conclude per il meglio.

Ma al di là della storia esile e per niente soddisfacente, ciò che più infastidisce in Melina – Con Rabbia e Con Sapere è lo spropositato sbandieramento di retoriche superficiali mancanti di sincerità e di valori attuali.
In una delle prime scene, un’animazione mostra un topo intento ad aprire una noce con ostinazione. La persevera dovrebbe fornire la chiave di volta dello sviluppo narrativo ma nessuno degli eventi proposti mostra un preciso obiettivo della protagonista, al punto che in una scena viene rimarcato come lei non abbia alcuna intenzione di voler pubblicare i suoi lavori, salvo poi saltare sull’aereo del successo appena le viene presentata l’occasione. Semplicemente sembra che la ragazza voglia fare quello che vuole e che nessuno le rompa le scatole poi se magari diventa famosa, ben venga.
Quando poi il film dovrebbe raggiungere la svolta drammatica con la pista mafiosa, ecco che si sprofonda nel banale: sequenze da incubo imbarazzanti e scene tragiche esasperate,  con un’evidente rimaneggiatura del materiale fatta all’ultimo e risolta con un voiceover canino che infastidisce la visione fin dai primi minuti della pellicola, amplificando la sensazione di trovarsi davanti a una fiction per la tv rieditata per il cinema.

In finale, la sensazione è quella di una pellicola inconcludente, dai buoni propositi ma dai risultati deludenti e privi di spessore, ambientata in una Calabria da sogno e animata da piccole, isolate, schegge di energia.

[adsense]

Add Comment