Mastermind

mastermind recensione del film

MASTERMIND
Regia: Kelly Reichardt
Anno: 2025

Siamo in Massachussetts, 1970, sullo sfondo di una tranquilla e medio-borghese provincia americana in un tiepido autunno che tinge di giallo gli alberi. James Blaine Mooney, per tutti J.B. (Josh O’Connor), è padre di famiglia, ex-falegname attualmente senza lavoro, ma pare che la cosa non lo turbi più di tanto. Passa le sue giornate al museo locale, dove con una certa facilità riesce a sottrarre piccole opere, in un’epoca in cui eludere i sistemi di sicurezza doveva essere cosa semplicissima. Un giorno decide di fare il colpo grosso e mette insieme una banda sgangherata di malcapitati per rubare quattro dipinti dell’astrattista Arthur Dove.

Il colpo va a buon fine, pur con modalità rocambolesche, ma le cose girano per il verso sbagliato fin da subito, a partire dal nascondiglio scelto per la refurtiva, niente meno che un porcile, e la polizia si mette con facilità alle calcagna di J.B.

Figlio del giudice della contea di Framingham, J.B. vorrebbe nascondersi dietro una famiglia che ha sempre garantito protezione alla sua indolenza – la madre in primis – ma è costretto a mettersi in fuga in un’America in piena crisi. Sono gli anni della guerra in Vietnam, delle proteste, delle disillusioni; un paese che non dà più certezze. J.B. diventa un signor nessuno che abbandona la famiglia, moglie e due bambini, vagabondo in un paese che sembra deserto e non ha nulla da offrire, cercando inutilmente aiuto e rifugio in casa di due amici ex contestatori di prima fila, che ora si sono rifugiati in campagna, disillusi e decisi a mantenere lontano ciò che potrebbe turbare il loro isolamento.

La regista indipendente Kelly Reichardt, anche sceneggiatrice e montatrice del film, ribalta fin dal titolo il classico heist movie americano, perchè il “mastermind” in questione è un uomo che vorrebbe tentare il colpo per dare una svolta alla sua vita (con quali prospettive non è specificato), ma fallisce dalle basi. Porta con sé i due figli in situazioni pericolose per poi abbandonarli temporaneamente nei fast food, ha una moglie che osserva in silenzio le sue gesta, ma che commenta con lo sguardo tutta la sua disapprovazione, sapendo di dover contare sulle sole sue forze nella gestione famigliare.

Eppure si finisce col voler bene a questo “genio” in fuga, anzi suscita simpatia fin dalle prime inquadrature, quando con nonchalance lo vediamo alle prese con piccoli furti nel sonnacchioso museo, dove anche le guardie dormono sulle sedie, incuranti di qualunque movimento. E, ironia della sorte, sarà proprio la Storia di quest’America post ’68 a travolgere letteralmente J.B., quando, in fuga e sentendosi ormai al sicuro dalla polizia, si ritroverà suo malgrado in una manifestazione politica dove verrà braccato come un qualunque manifestante e arrestato su un furgone della polizia.

Film godibile, con riflessioni politiche sul passato e forse anche sul presente dell’America, Mastermind è stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2025; una pellicola di nicchia da recuperare, dopo un breve passaggio in sala, sulle piattaforme digitali. Oltre alla grande prova del sempre bravo Josh O’Connor (La terra di Dio, Secret Love, Challengers), che lavora sul personaggio per sottrazione e su cui si regge tutto il film, da sottolineare la colonna sonora jazz di Rob Mazurek, apprezzato compositore e cornettista americano, e gli stilosi titoli di testa che scorrono in verticale sullo schermo.