Les Misérables

Regia: Tom Hooper
Anno: 2012

L’adattamento del celebre musical londinese Les Misérables si aggiudica ben tre statuette agli Oscar 2013, tra cui quella per la migliore attrice non protagonista andata ad Anne Hathaway.

Al centro della vicenda vi è la rivalità tra Jean Valjean (Hugh Jackman), un uomo che ha scontato diciannove anni di carcere per aver rubato un tozzo di pane e Javert (Russel Crowe), un commissario perfido e zelante che lo perseguiterà per quasi vent’anni. Un lungo lasso di tempo in cui Valjean cambierà più volte identità e si prenderà cura di un’orfana.

Grande è la sfida del regista inglese Tom Hooper, premio Oscar per Il Discordo del Re (“The King’s speech”, 2010) questa volta alle prese con un classico teatrale e letterario. Alla matrice del musical scritto nel 1980 da Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil e messo in scena per la prima volta nel West End londinese nel 1985 vi è l’omonimo romanzo di Victor Hugo, formidabile ritrattista di personaggi maltrattati dalla sorte.

Anche in questa versione cinematografica a risaltare sono proprio i personaggi, magnificamente interpretati da un grande cast: a indossare i panni di Valjean è l’australiano Hugh Jackman, che finalmente può portare al cinema le proprie abilità di cantante (a dir il vero modeste)  che per anni ha mostrato sulle scene teatrali. Al suo fianco, a intepretare il granitico Javert vi è Russel Crowe, alla sua prima esperienza in un musical. Ma a rubare la scena è la breve ma intensa apparizione di Anne Hathaway, che sfoggia grande temperamento drammatico e inaspettata potenza vocale: la sua sfortunata Fantine, che lascia sola al mondo una bambina di nome Cosette, è destinata a vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Si rivela vincente anche la scelta dell’emergente Eddie Redmayne, (Marilyn, “My week with Marilyn”, Simon Curtis, 2011) nei panni del valoroso rivoluzionario Marius che si innamora di Cosette, anch’ella ben impersonata dalla lanciatissima Amanda Seyfried che dimostra capacità vocali superiori a quelle mostrate nel musical che la lanciò, Mamma Mia! (Phillyda Lloyd, 2008). A sollevare i toni drammatici della pellicola vi sono i siperietti della coppia dei Thanardier, formata da Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen, già visti insieme a cantare nel musical di Tim Burton Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street (Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, Tim Burton, 2007), del quale riprendono look e atmosfere.

Dal punto di vista tecnico il film è privo di difetti: sontuose le scenografie, adatti i costumi, perfetto il montaggio les-miserables-squaredche contribuisce a dare ritmo a un musical senza coreografie e ottima la direzione di un cast notevole. Resta però una versione accademica di un musical vecchio stile, adatta a coloro che amano il genere in questione, ma non a coloro che si aspettano qualche nota originale nella trasposizione di un classico. L’unico azzardo che si concede Tom Hooper è la registrazione delle interpretazioni canore in presa diretta: una scelta rischiosa che inficia la qualità artistica della performance ma ne rafforza e restituisce intatta la portata drammatica.
Per rendere il musical più adatto al pubblico cinematografico, se n’è ridotta notevolmente la durata, accorciando quasi ognuna delle cinquanta canzoni che compongono questo film quasi interamente cantato: ne risultano due ore e mezzo di canzoni drammatiche che potrebbero mettere a dura prova l’attenzione e la pazienza dello spettatore.

Dunque si consiglia la visione del film a coloro che hanno già apprezzato la celebre versione teatrale dell’opera e sono pronti pertanto alla visione di un film interamente cantato in grado di riproporre il pathos dell’opera teatrale.

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