Gravity

gravityRegia: Alfonso Cuarón
Anno: 2013

Entrando in sala, uno spettatore inconsapevole occuperebbe una poltrona pronto a vedere un film che ti mostra quanto sia difficile sopravvivere nello spazio, ma non si aspetterebbe mai di alzarsi con la consapevolezza straordinaria di essere vivo.
Dal 3 ottobre in tutte le sale italiane, Gravity, il nuovo sensazionale esperimento di Alfonso Cuarón.

La dottoressa Ryan Stone è alla sua prima missione nello spazio, l’astronauta Matt Kowalsky all’ultima. Con il loro Space Shuttle e in compagnia degli altri membri dell’equipaggio, si sono fermati per riparare una stazione orbitaria. All’improvviso una pioggia di detriti causata dall’esplosione di un satellite russo si dirige verso di loro. I due riescono a salvarsi, ma il resto del team e la navicella non danno segni di vita. Senza contatti con Houston e con una sola riserva di ossigeno, progettano di raggiungere un’altra stazione l’uno al laccio dell’altra; ma impossibilitati a sopravvivere entrambi, Kowalsky si lascia andare nello spazio (anche per vincere il suo record tanto ambito). La dottoressa Stone, ormai sola, deve riuscire a cavarsela seguendo le istruzioni del compagno che in lontananza scompare. Dopo aver raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale, recupera le energie e l’ossigeno ed entra nel modulo di salvataggio russo ma ad ostacolarla c’è un paracadute impigliato alla base e una nuova raffica di detriti. Senza più speranze, è decisa a lasciarsi morire, ma un’allucinazione dell’astronauta ormai vittima dello spazio la gratifica e la spinge a lottare. Raggiunge la stazione cinese e senza indugi, attraversa ad una velocità inaudibile il confine della Terra a bordo della navicella di salvataggio. Atterra salva in acqua incredula di poter percepire di nuovo la sabbia.

Un lungometraggio che ha estasiato la critica mondiale e reso increduli i più grandi registi per i suoi fenomenali effetti speciali, affidati alla compagnia Framestore (Oscar per il film La bussola d’oro, 2007).
Il messicano Alfonso Cuarón si prende tutto il merito per la creazione di questo nuovo capolavoro, poichè non si è limitato solo a dirigerlo, ma ha indossato le vesti di produttore, sceneggiatore (assieme al figlio Jonás) e montatore. Il creatore del film premiato con un Future Film Festival Award alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia in cui era stato presentato in anteprima il primo giorno, noto soprattutto per i suoi adattamenti cinematografici di best-sellers britannici (La piccola principessa, 1995; Paradiso perduto, 1998 e il terzo capitolo della saga di Harry Potter, 2003).
Il tema dell’umanità in forma globale si ripropone oggi in Gravity, dove la vita è appesa ad un filo che lo spettatore percorre fino a sconfiggere il vuoto. Tema trattato dal regista nel 2006 con il film I figli degli uomini, film post-apocalittico ambientato in una Londra distrutta dal progresso utopico dell’uomo che porta alla speranza di creare un nuovo mondo.

Un cast povero di numero ma estremamente ricco di talento: Sandra Bullock e George Clooney sono i due astronauti che si fiancheggiano contro la morte a cui uno purtroppo non riesce a far fronte. Forse dovuto anche alla sostituzione della Warner alla Universal Pictures come casa di produzione, la scelta dei due personaggi ha occupato abbastanza tempo ai produttori, in particolare della protagonista Ryan Stone, ma mai scelta più azzeccata ha completato una pellicola in tutte le sue componenti.

La cosa più straordinaria di questo film è che abbia una colonna sonora. Una lista di tracce inesistenti che non ti accorgi nemmeno di ascoltare durante la proiezione,  poichè esprimono tutte le sensazioni che ogni fotogramma provoca nello spettatore. Steven Pierce è riuscito a comporre le emozioni che il nostro corpo prova in 90 minuti visionando un tale capolavoro.
Gravity ci mostra la lotta fra fiato e respiro; quanto un essere umano può ancora respirare mentre il fiato lentamente si affanna. Un’esplicita analogia della vita. E ce lo dimostra la scenadella Bullock che si libera della tuta spaziale e si rilassa riprendendo fiato in posizione fetale, come se rinascesse in quell’istante.
Da quel momento, procede la storia dinamicamente aggrappando a sè lo spettatore che trattiene il respiro proprio come la protagonista.

La pellicola rivive più volte con l’ alternarsi di rumore e silenzio. Ma per rumore si intende quello che il battito del cuore unito alle impotenti emozioni causa. Nello spazio vige solo il silenzio, un silenzio che tappa le orecchie e che ti gela l’anima.
La scenografia gioca un ruolo determinante: si presenta meravigliosa agli occhi ma inarrivabile al tatto e ci mostra l’alba o il tramonto visti da lassù. Quello che colpisce è la messa inscena che sembra mettere a confronto diretto la protagonista e la Terra, l’una di fronte all’altra, che si osservano separate da una visiera mobile che basterebbe manovrare per dare fine a tutto.

L’ultima volta in cui la dottoressa Stone sfida la morte, lo fa senza sapere se mai toccherà più la sua Terra; ma ciò non la ferma dal dirigersi alla massima velocità verso di essa. E’ l’ennesimo duello e per l’ennesima volta ne è la vincitrice. Gattona debole bagnata dall’acqua e tocca disperata la sabbia, la stringe e la stritola fra le sue dita consapevole di avercela fatta; poi si rialza gracile e senza forze e comincia a compiere i primi passi. Di nuovo, esattamente come appena nata, dà inizio ad una nuova vita.
Gravity mostra quanto sia prezioso il dono della vita, mostrando l’essenza e lo spettacolo che essa rappresenta.
Quando esci dalla sala, ti senti le gambe deboli e gli occhi stanchi mentre ti domandi come abbia fatto a non accorgerti di tutto questo.
Un film atteso e che attendeva di farsi vedere. Un film che lascia senza fiato.