The Grey

Regia: Joe Carnahan
Anno: 2011

John Ottway, un Liam Neeson avvelenato dalla vita per la separazione dalla sua compagna, è un assassino alle dipendenze di una piattaforma petrolifera situata tra i ghiacci, ingaggiato per proteggere i colleghi dai lupi affamati, un vero pericolo per l’azienda e i suoi dipendenti.
Liam Neeson (Io vi troverò, Pierre Morel, 2008; Il cavaliere oscuro – Il ritorno, Christopher Nolan, 2012) rappresenta un uomo concreto, consumato dai ricordi e corroso dalle esperienze, una creatura sola e triste in cerca di una direzione lontana dalle sofferenze imprigionate nell’anima.
Trascina la sua esistenza nel grigiore della neve, del ghiaccio e della solitudine apparentemente irreversibile, in compagnia di un fucile di precisione e della costante visione di ciò che ha perduto, distante dai colleghi e da qualunque attività implichi la relazione con il prossimo.
La partenza per il ritorno a casa attende John e il resto della squadra, tra loro e le famiglie c’è solamente un viaggio in aereo, disturbato sfortunatamente dalla tempesta, una forza irrefrenabile destinata a far precipitare il velivolo in un deserto innevato dell’Alaska.
Il disastro semina morte tra tutti i passeggeri, risparmiando solamente sette persone, tra cui John.
L’arrivo dei lupi, i veri padroni della zona in cui l’aereo è crollato, complicherà le cose ancora di più, sarà allora che John avrà modo di mettere a disposizione del prossimo tutte le sue esperienze e le conoscenze sui lupi.
La natura non sarà clemente e quel posto insidioso diventerà il teatro di morti e litigi, ma anche di allegria  e intimità, che sosterranno i superstiti alla ricerca della salvezza.

The Grey, nonostante una trama semplice e delle situazioni già sfruttate, è un prodotto interessante, ricco di tensione e dall’atmosfera tetra, elementi che si respirano dall’inizio alla fine della pellicola.
L’introspezione e la psicologia dei personaggi costituiscono la componente più interessante, sostenuta da un’ambientazione ampiamente realistica, forse la vera protagonista del film, nata dalle suggestive e uniformi location del Canada.

Joe Carnahan, regista e sceneggiatore già noto per il lungometraggio A-Team (2010), realizza una storia incentrata sulla caccia tra belve, uomini e lupi, gli uni predatori degli altri, in conflitto per sopravvivere al nemico, visto dagli uomini come un mostro, che spesso proviene dal proprio mondo interiore.

La fotografia di Masanobu Takayanagi (Warrior, Gavin O’Connor, 2011) svolge in The Grey un ruolo molto importante, alterna splendidamente primi piani e campi totali, sottolineando in ogni inquadratura i dettagli somatici dei personaggi e ogni espressione dell’ambiente.
Il reparto musiche, realizzate dal capacissimo compositore Marc Streitenfeld, ex assistente di Hans Zimmer, è costituito da pochi pezzi, ipnotici e silenti, in perfetta vibrazione con le immagini, arricchite dai validi effetti speciali firmati KNB, una garanzia nel settore.

La prova del cast artistico è nella media, Liam Neeson trova la sua dimensione nei panni di John Ottway ma chi spicca è il Diaz “No Mas” di Frank Grillo (End of Watch, David Ayer, 2012; Minority Report, Steven Spielberg, 2002), espressivo e convincente durante tutta la prova.
The Grey è un film certamente riuscito, sostenuto da una buona suspance e da un reparto tecnico di eccellenza, messo insieme grazie ai produttori Carnhan e Ridley Scott, veterano del settore. Doveroso nominare Tony Scott, qui nei panni del produttore esecutivo, uno degli ultimi incarichi prima della sua scomparsa.
Una critica che hanno mosso in molti a questo film è per la descrizione dei lupi, realistici negli effetti animatronics ma improbabili nei comportamenti, in quanto animali che normalmente non attaccano e non si cibano dell’uomo.
Detto questo resta una pellicola ben realizzata, in grado di emozionare e commuovere, meritevole di un’attenta visione.

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