Small apartments

 

SMALL APARTMENTS

 

Anno: 2012

Regia: Jonas Akerlund

 

In un decadente condominio di Los Angeles s’intrecciano le vite di persone apparentemente distanti tra di loro. Umanità strane e “diverse”, ma tutte accomunate dalla solitudine e dalla ricerca di qualcosa.

Franklin (Matt Lucas, Alice in wonderland) è un giovane sovrappeso che passa le sue giornate in casa perennemente in mutande, suonando un corno alpino e sognando i ridenti paesaggi della Svizzera, dove spera un giorno di poter andare. Steso a terra nel suo appartamento c’è il corpo senza vita del padrone di casa (Peter Stormare, Fargo, Dancer in the dark).

I suoi vicini sono un anziano pittore burbero e curioso (James Caan, Rollerball, The yards) ed un tossico in cerca di una via di redenzione (Johnny Knoxville, Jackass-The movie, Hazzard). Franklin non ha amici e nessun famigliare, tranne un fratello, il brillante e fascinoso Bernard (James Marsden, The box, Straw dogs), ora pazzo, che mantiene i contatti con lui inviandogli lettere contenenti musicassette e unghie tagliate. Un giorno viene scoperto il cadavere e si mette ad indagare sulla sua morte uno scalcagnato gruppo di poliziotti, tra cui un investigatore alcolizzato (Billy Crystal, Harry ti presento Sally), mentre Franklin si accorge che nella cassetta delle lettere non arrivano più le buste del fratello.

Come nel suo precedente film Spun (2002) il regista svedese Jonas Akerlund, famoso per i video musicali realizzati per Madonna, U2 e ultimamente Lady Gaga, ama ritrarre le vite “sporche” e ai margini di personaggi non convenzionali, figli di un’America lontana dall’immagine luccicante e di successo. E’ un’umanità contaminata, ma che sogna una vita nuova, è l’America di emarginati che vivono in piccoli e malconci appartamenti e di cui pochi o nessuno conosce l’esistenza.

Akerlund guarda sempre con occhio ironico i suoi personaggi, non fa una denuncia sociale nè moralistica, ma ritrae con empatia questi piccoli grandi uomini alle prese con un mondo surreale, che va dagli investigatori idioti ai delinquenti da strapazzo, dall’autore di libri motivazionali (cameo di Dolph Lundgren in versione iperpop) al padrone di casa trucido che ama certi “servizi” dagli inquilini. Alla fine il mondo sottosopra e in disordine è ridimensionato da quella ricerca di felicità e di armonia, che anche dalla tragedia e dal disordine può far nascere una speranza e un sorriso per un domani nuovo e forse migliore.

La pellicola, tratta da un romanzo di Chris Millis, che firma anche la sceneggiatura, non ha avuto grande successo negli States e da noi è arrivata direttamente in dvd. Vale però la pena recuperarla, insieme a Spun, che aveva avuto la stessa sorte in Italia per quanto riguarda la distribuzione, per la convincente prova del cast corale (molto in parte il protagonista Matt Lucas e Billy Crystal), lo stile bizzarro e sopra le righe di Akerlund e i risvolti esistenzialisti. Non certo un capolavoro e nulla di nuovo all’orizzonte, ma un discreto film “alternativo” e fuori dalle grandi produzioni hollywoodiane.

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