Fortunata

Regia: Sergio Castellitto
Anno: 2017

Dopo il successo di sei pellicole, tra cui Non ti muovere (2004) e Venuto al mondo (2012), Sergio Castellitto e la moglie Margaret Mazzantini tornano a collaborare insieme nella creazione di Fortunata, occupandosi il primo della regia e la seconda della sceneggiatura.

Il titolo riprende il nome della protagonista (Jasmine Trinca), la cui vita non è però in linea con il significato del suo nome. Fortunata è una donna sola, con un difficile passato alle spalle, reduce da un matrimonio finito male e costretta a lavorare al nero per poter mantenere se stessa e la piccola Barbara (Nicole Centanni), sua figlia. Le due vivono nell’appartamento lasciato loro dall’ex marito, un uomo violento che più volte si presenta alla loro porta pretendendo favori sessuali dalla donna e insistendo sui suoi diritti di padre; diritti che pretende senza essere mai stato una vera figura paterna.

La situazione familiare in cui Barbara si trova a vivere la porta a comportarsi in modo violento e razzista; questo spinge la sua insegnante a consigliarle un percorso di terapia. Fortunata, inizialmente ostile verso il terapeuta della figlia, Patrizio (Stefano Accorsi), con il tempo si avvicina a lui, sentendo di potersi fidare. Fra i due inizia una storia d’amore, destinata però a non avere un lieto fine. Tra il desiderio di Fortunata di aprire il suo salone da parrucchiera, le vicende che la legano all’amico Chicano (Alessandro Borghi) che soffre di bipolarismo e le avventure con lo psicologo Patrizio, la protagonista si ritrova ogni volta al punto di partenza e non riesce mai ad uscire dalla condizione in cui vive da tempo.

La pellicola sembra partire bene, scorre per la prima mezz’ora e alimenta le aspettative del pubblico, il quale però presto si perde tra le vicende che legano Fortunata agli altri personaggi e che non portano mai ad una vera e propria evoluzione dei fatti. A seguito di una scena fra Patrizio e Fortunata, in cui lui le confessa il suo amore in un modo alquanto inaspettato e incoerente rispetto al legame che vediamo essersi creato tra i due, la pellicola perde gradualmente l’interesse che era riuscita a suscitare al principio. Sembra non finire mai e possiede più scene che si presentano come scena finale, ma che invece vengono poi seguite da ulteriori avvenimenti.

Diversi sono i momenti in cui gli atteggiamenti dei personaggi appaiono in contrasto con l’idea che lo spettatore può essersi fatto di loro e numerose sono le scene nelle quali vengono presentati fatti poco chiari e non in linea con la storia principale. Non è chiara ad esempio la presenza della madre di Chicano, gravemente malata di Alzheimer; appare come portatrice di grandi verità, ma il suo personaggio viene molto trascurato e lasciato ai margini, dove attira però l’interesse dello spettatore che fino alla fine aspetta una svolta. Ma una vera svolta non si presenta per nessuno. Niente cambia per Fortunata, che nel film vive numerose esperienze che la fanno avvicinare ad una vita migliore, ma che alla fine non portano a nulla. È sola, con una figlia e senza un lavoro.

Jasmine Trinca entra alla perfezione all’interno del personaggio che si trova ad interpretare e per questo ha ottenuto una meritatissima candidatura ai Nastri d’Argento 2017. Non si può dire lo stesso a proposito del protagonista maschile, Stefano Accorsi; non si adatta assolutamente al personaggio ed ogni suo intervento appare forzato e poco sincero. Fra gli ultimi film di Accorsi, questa è sicuramente una delle sue interpretazioni peggiori.
Oltre alla candidatura della Trinca, il film è in lizza per altri sei Nastri d’Argento ed è stato presentato alla 70esima edizione del Festival di Cannes.

Non è certamente il miglior lavoro di Castellitto e della Mazzantini. Lascia il pubblico quasi deluso, creando grandi aspettative con un trailer incredibile che ci butta all’interno di una storia complessa ed interessante. Scopriamo però che si tratta di un dramma incompleto, che cerca di raccontare la vita di una donna forte e dinamica, ma ingabbiata in una vita ingiusta che la pone in costante conflitto con tutto ciò che la circonda. Accompagniamo Fortunata mentre va avanti per sé e per la figlia, senza mai trovare una vera conclusione.

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