Fiore

Regia: Claudio Giovannesi
Anno:
2016

Il regista Claudio Giovannesi dirige la sua quinta pellicola, scritta con la collaborazione di Filippo Gravino e Antonella Lattanzi. Una sceneggiatura intensa, che lascia il meritato spazio a lunghi e importanti silenzi, indispensabili per poter raccontare una storia come questa.

Fiore ci narra il dramma di Daphne (Daphne Scoccia), una giovanissima ragazza finita in carcere per furto. Proprio in carcere si sviluppa tutta la vicenda. Seguiamo le sue attività, il suo rapporto con le altre detenute e sopratutto la nascita della sua relazione con Josh (Josciua Algeri). Una relazione fatta di baci rubati, sguardi, lettere e parole sussurrate attraverso le sbarre delle rispettive finestre. I due sono infatti separati, in quanto appartenenti a zone distinte del carcere. Sognando di vivere una vita insieme una volta usciti di prigione, attraversano momenti di crisi che sembrano costringerli a porre fine alla loro complessa storia. Daphne deve affrontare anche il rapporto con il padre Ascanio (Valerio Mastandrea), ex detenuto. Grazie a lui e alla sua nuova compagna, si presenterà per la protagonista l’occasione perfetta per raggiungere ciò che ormai appare scritto nel suo destino.

La storia di Daphne si sviluppa tra i mesi di dicembre e marzo, indicati dal regista forse per sottolineare l’evoluzione dei fatti. Seguiamo la protagonista in ogni suo movimento, spesso attraverso riprese dal dietro. Ma sono i primi piani a tenerci incollati allo schermo. E’ possibile percepire ogni sua emozione e cogliere i suoi pensieri grazie alle numerosissime inquadrature del suo volto. La relazione con Josh diventa quasi secondaria, utile per entrare più a fondo nella psicologia di Daphne. Sicuramente questo ragazzo le cambia la vita, portandola a compiere anche azioni folli; appare evidente nel finale del film. La loro storia nasce però in modo inaspettato, passando repentinamente da semplice amicizia a relazione amorosa. Questo salto poteva sicuramente essere gestito meglio.

Gli sviluppi e i cambiamenti che caratterizzano la protagonista nascono principalmente dal rapporto con il ragazzo e con il padre. Quest’ultimo le porta dolore, rifiutandosi di accoglierla in casa e impedendole così di ottenere una riduzione della pena. Si sente inadeguata, non accettata. Forse è anche per questo che il piccolo spazio di libertà che le viene concesso le si presenta come un’occasione per cambiare totalmente i suoi piani.

Il finale lascia spazio all’immaginazione. Non sappiamo come si evolveranno le cose per Daphne e Josh, ma al momento ciò che conta per loro è solo il tempo presente. Stare insieme diventa il modo per proteggersi da qualsiasi male; si sentono forti, inarrestabili. Questo lo si percepisce anche durante i mesi passati in carcere. La rispettiva presenza dell’uno per l’altra ha permesso a entrambi di vivere con meno dolore la difficile esperienza della prigione.

Abbiamo sempre bisogno di qualcuno per affrontare il bello e il brutto della vita. Per crescere e comprendere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato; o semplicemente per sbagliare insieme.

Il film ha ricevuto numerose candidature ai David di Donatello 2017, dove Valerio Mastandrea ha vinto come miglior attore non protagonista. Molte sono stante anche le nomination ai Nastri d’Argento 2017 e ai Ciak d’Oro 2017. Inoltre, Daphne Scoccia si è rivelata un’attrice straordinaria, cardine portante di questo suo primo film.

Un film intenso, portato avanti da attori molto giovani. Non per questo si tratta di una pellicola solo per i più giovani. Le esperienze e le emozioni portate sullo schermo arrivano a toccare l’animo dello spettatore, il quale può decidere quale posizione prendere. Alla fine, la storia di Daphne coinvolgerà il pubblico. Non è possibile rinunciare a fare il tifo per lei.

 

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