Don’t worry

Regia: Gus Van Sant

Anno: 2018

È un invito alla vita, a un nuovo percorso, l’ultimo film di Gus Van Sant, che con Dont’t worry porta sullo schermo le vicende del vignettista satirico americano John Callahan (1951-2010), tratte dall’omonima biografia scritta da lui stesso.

Dedito a droghe e all’alcool fin da giovane, John (Joaquin Phoenix) passa le sue giornate in maniera disordinata, passando da un locale all’altro e da una bevuta all’altra. Una notte, rientrando a casa con l’amico di bevute al volante (Jack Black) dopo l’ennesima sbornia, va incontro ad un grave incidente, che segna per sempre la sua vita a soli 21 anni. Paralizzato dal collo in giù, John inizia un lungo viaggio in cui dovrà imparare a fare i conti con la sua dipendenza e con la sua nuova condizione fisica, che lo costringe su una sedia a rotelle.

L’incontro con una terapista (Rooney Mara), che diventerà prima sua amica e poi il suo più importante affetto di vita, e con una sorta di guru (Jonah Hill) alla guida di un gruppo di recupero per alcolisti, porterà John a trovare più di un nuovo scopo nella propria esistenza e alla scoperta di un autentico talento come vignettista satirico e irriverente. Le sue vignette vennero pubblicate su diversi giornali americani ed erano politicamente scorrette e ciniche: se la prendevano con i diversamente abili, gli omosessuali, i politici, e suscitavano le più svariate reazioni nei lettori, che lo amavano o lo odiavano. Vignette che prendono vita sullo schermo e s’intrecciano con le vicende narrate, aggiungendo un tocco ironico e disincantato che è un po’ la cifra stilistica del film, come già suggerisce il titolo.

Il maggior pregio del film sta proprio nel percorso di (ri)scoperta di sé e di redenzione da parte del protagonista, che si mette a nudo nel gruppo di recupero (non senza le iniziali difficoltà) e si confronta con varie personalità, tutte un po’ “borderline”, ma tutte con una gran voglia di aprirsi all’altro. Tralasciando il lato compassionevole e pietistico, che avrebbe suscitato la lacrima facile in una storia come questa, Gus Van Sant realizza un film sincero, costruito su più piani temporali, che ha il suo punto di forza nell’interpretazione di un grande Joaquin Phoenix (Il gladiatore, Quando l’amore brucia l’anima, Lei) alle prese con un personaggio realmente esistito e dalle complesse sfumature. A fargli da spalla un quasi irriconoscibile e misuratissimo Jonah Hill (The wolf of Wall Street, Trafficanti) e Rooney Mara (Millennium – Uomini che odiano le donne, Carol), in un piccolo, ma luminoso ruolo.

Don’t worry non ha quell’autorialità da outsider del Gus Van Sant che abbiamo conosciuto in film come Belli e dannati (My own private Idaho, 1991), Da morire (To die for, 1995) o Elephant (2003), ma si inserisce nel filone più meanstream del regista (Will Hunting – Genio ribelle, 1997, Milk, 2008), che si avvicina ad un più vasto pubblico, senza tuttavia perdere il suo sguardo originale e l’approccio a personalità, per così dire, alternative.

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