Civiltà perduta

Regia: James Gray

Anno: 2016

Agli inizi del Novecento, nell’Inghilterra edoardiana, un uomo si mette alla ricerca di una mitica città precolombiana dispersa nelle foreste amazzoniche, tentando un’impresa che vale tanto quanto la sua vita. Questo è Civiltà Perduta.

Il colonnello inglese Percy Fawcett (Charlie Hunnam), senza la speranza di avanzare di grado, accetta la proposta della Royal Geographical Society. Si recherà in un territorio fino ad allora mai esplorato, tra Brasile e Bolivia, per tracciarne la mappatura. In questo modo ha la possibilità di riacquisire il prestigio che il suo nome ha ormai perso, insieme a fama e onorificenze. Abbandonando la moglie Nina (Sienna Miller) ed il piccolo figlio per un periodo due anni, Fawcett parte alla volta di un viaggio nell’ignoto, accompagnato da pochi uomini, tra cui il fidato caporale Henry Costin (Robert Pattinson).

Nel cuore della foresta amazzonica, lussureggiante e minacciosa, s’imbatte in popolazioni sconosciute e non sempre pacifiche che vivono in tribù. Trova pericolosi fiumi, animali selvaggi e insidie impreviste della natura, che mettono a repentaglio la sua vita e quella dei suoi uomini. Ma nonostante tutto, quando torna in Inghilterra, porta con sé il fascino di quei luoghi e convince i membri della società geografica a finanziare nuovi viaggi. Pensa di poter trovare una misteriosa civiltà, dando un contributo fondamentale alle scoperte della storia umana.

Mentre della civiltà perduta non si trovano ancora le tracce, la storia procede inesorabile. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, Fawcett parte per il fronte francese. Si distingue per valore e coraggio, sempre sorretto da quel mitico e folle sogno esplorativo. La famiglia, che nel frattempo si è allargata con l’arrivo di altri due figli, aspetta sempre fiduciosa il suo ritorno. Forte è la presenza di Nina, madre e moglie coraggiosa. Nel 1925, quando ormai anche gli Americani si sono organizzati con mezzi più moderni per l’esplorazione di quelle terre, Fawcett affronta un ultimo viaggio, a cui prende parte anche il figlio maggiore (Tom Holland). Sarà un estremo e folle volo all’inseguimento di una magnifica ossessione.

Il film, basato sulla storia vera di Percy Fawcett e tratto dal libro “The lost city of Z” di David Grann, porta la firma di James Gray, uno dei registi americani più interessanti degli ultimi vent’anni. Autore non molto prolifico e più apprezzato in Europa che in patria, Gray si è imposto all’attenzione della critica con Little Odessa (1994), presentato a Venezia ’94 dove vinse il Leone d’argento; un noir dai toni cupi e sommessi con un bravissimo Tim Roth, in bilico tra gli affari della malavita e i legami familiari. Questo tema, vagamente scorsesiano, si ripresenta nei successivi The yards (2000) e I padroni della notte (We own the night, 2007). Anche il successivo Two lovers (2008), film sentimentale e recitato benissimo da Joaquin Phoenix, mantiene un’attenzione particolare nella definizione di personaggi complessi, in perenne dialogo con le proprie famiglie.

Civiltà peduta (The lost city of Z) arriva dopo il malinconico e poco riuscito C’era una volta a New York (The immigrant, 2013) e appare sulle prime poco in linea con la “poetica” di Gray. Il film non è molto personale e abbandona lo sfondo socio-culturale americano, a cui il regista ci aveva abituato, per un lavoro che sembra svolto su commissione. Resta il contrasto tra le scelte del protagonista e la propria famiglia, punto di riferimento costante, ma anche di continuo distacco. Questa volta però le dinamiche familiari, decisamente più complesse e determinanti negli altri lavori, restano qui, narrativamente parlando, più di contorno. Tuttavia la storia scorre fluida, interessa e lo stile narrativo è classico ed equilibrato. Forse non emoziona fino in fondo, forse lo spettatore non entra del tutto a far parte del sogno utopistico del protagonista, ma le due ore e passa della pellicola reggono, non stancano e riportano in sala un genere di film “di una volta” senza uso di clamorosi effetti speciali per catturare lo spettatore.

La fotografia di Darius Khondji, del tutto funzionale ai due poli attorno ai quali si muove il film, cattura la fascinazione di luoghi esotici e selvaggi, mitici e remoti angoli ancora incontaminati dal progresso umano, e la quieta bellezza della campagna inglese e degli eleganti interni.

Charlie Hunnam (Hooligans, Punto d’impatto, Sons of Anarchy), che ha sostituito Brad Pitt, rimasto solo in veste di produttore, è bravo e misurato e si cala con devozione nella parte. Sienna Miller (Factory girl, American sniper, Foxcatcher – Una storia americana) nel ruolo della moglie forte e devota, delinea l’interpretazione più riuscita e intensa della sua carriera fino ad oggi.

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