Backstreet Boys: Show’Em What You’re Made Of

ANNO: 2015

REGIA: Stephen Kijak

 

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“The tough part is maintaining your success. When you get to the top, they don’t want to hold you there that long. They want to push you harder to see if you’ll fall” – Brian Littrell , Backstreet Boys

Backstreet Boys: Show’Em What You’re Made Of  è un documentario del 2015 diretto da Stephen Kijak. Il film ripercorre la storia della famosa boy band statunitense dagli esordi alla recente reunion.

I Backstreet Boys sono una boy band americana divenuta famosa negli anni 90. La band è composta da cinque membri: Nick carter, Brian Littrell, Kevin Richardson, Howie D e AJ.
Il loro primo manager Lou Perlman è un uomo facoltoso della Florida quando nel 1993 decide di mettere in piedi un gruppo in stile New Kids On The Block. Trovati i 5 ragazzi Lou Perlman li affida a Max Martin, uno dei produttori più prolifici dell’epoca e futuro collaboratore di Bon Jovi, NSYNC, Britney Spears e The Ark.

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La band si trasferisce in Svezia per produrre il primo disco e fare promozione. L’Europa degli anni 90 ha gusti molto pop e favorisce l’ingresso nella scena musicale alle nuove boy band. Con il lancio in radio del primo singolo “We’ve Got Goin’ On”, l’album raggiunge la vetta delle classifiche europe. Inizia in quel momento un tour che vedrà impegnato il gruppo per 2 anni in Europa.
Tornati in America i Backstreet Boys scoprono che il loro nome è completamente sconosciuto. Ricominciano così a promuovere l’album facendo uscire un altro singolo “Quit playing games with my heart”. Siamo nel 1995 e Lou Perlman decide di lanciare un’altra boyband: gli NSYNC.

Iniziano in questo periodo a girare voci sull’incongruenza dei guadagni della band che dopo tutto il successo e il lavoro non vede i frutti nel conto in banca. Si scoprirà in seguito che Lou Perlaman aveva dato vita a uno dei più grandi schemi di Ponzi della storia americana. Sia NSYNC che Backstreet Boys fanno causa al loro manager e si rendono indipendenti. Lou Perlman viene trovato nel 2007 in Asia e processato per frode fiscale lasciando un debito di 330 millioni di dollari. Oggi sconta in carcere una pena di 25 anni.

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Nel 1999 i Backstreet Boys sono liberi e pubblicano l’album Millenium che diventerà uno dischi più venduti nella storia della musica. Seguirà subito Black & Blue che vuole cavalcare l’onda del successo. Intanto uno dei membri della band, AJ, inizia ad avere problemi di droga e nel 2001 entra in riabilitazione. Un altro membro, Kevin Richardson, lascia il gruppo perchè stanco della vita da celebrità. I 4 componenti rimasti continuano a pubblicare album fino al 2012 quando Kevin decide di ritornare.
Il documentario parte da qui, dal gruppo che vola a Londra per produrre un nuovo disco. A queste immagini si alternano quelle del guppo negli anni ’90 e del gruppo riunito che visita i luoghi d’infanzia di ogni componente.

La direzione del documentario è stata affidata al regista Stephen Kijak specializzato nel genere documentario: Cinemania (2002) e Scott Walker- 30 Century Man (2006). Nel 2003 dirige alcuni episodi della serie Queer Eye for the straight guy.

Il documentario è godibile, testimonia il mondo dell’industria musicale negli anni 90 e il lato umano delle celebrità a cui è stato insegnato a recitare una parte per molti anni. Il film sembra una velata denuncia allo sfruttamento dei giovani talenti, una sorta di confessione, un esercizio liberatorio sincero ovviamente sfruttato dall’industria per le vendite.

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