Allacciate le cinture

pp-6464-Allacciate-Le-Cinture-76768-600x420Regia : Ferzan Özpetek
Anno : 2014

Antonio è il ragazzo bello e palestrato che insulterebbe un’immigrata alla fermata dell’autobus, Elena è la ragazza semplice che le difenderebbe dal razzismo gratuito.

Come possono finire insieme due persone così diverse?Ce lo spiega Ferzan Özpetek, nel suo nuovo film, Allacciate le cinture. La risposta sembra risiedere semplicemente nell’attrazione fisica (e nel fondoschiena di Francesco Arca, più volte protagonista di primi piani). Elena (Kasia Smutniak), cameriera venticinquenne, perde la testa per il bell’Antonio (Francesco Arca), che ha una relazione con la sua migliore amica Silvia (Carolina Crescentini), nonostante le uniche volte in cui lui apra bocca sia per insulti e dialoghi monosillabici.

Eppure dietro la superficialità, sembra che Özpetek voglia far intendere qualcosa, qualcosa a cui non avremo però mai accesso. Solo lei, Elena, sa come davvero è Antonio e non ha intenzione di svelarcelo. Anche se, paradossalmente, tutto quello che accade non fa altro che confermare l’impressione del primo incontro.

Come recita lo slogan del film, in modo un poco mocciano, « Un grande amore non avrà mai fine ». Infatti, un flash forward callaccii porta a 13 anni più tardi, mostrandoci una coppia infelicemente sposata con due figli: Elena ha finalmente aperto un locale con il suo migliore amico Fabio (Filippo Scicchitano) e Antonio è più grasso e stempiato, ma sempre e comunque alla ricerca di un’avventura sessuale, come quella con la parrucchiera napoletana (Luisa Ranieri).

Quando arriva la malattia e il dramma a marcare la vita di Elena è la lunga scena in cui la Smutniak è sola davanti alla cinepresa a chiarirci il ruolo che Antonio avrà e a portarci all’intuizione che la loro coppia finirà di collassare. Ma, allacciatevi le cinture, è proprio lì che il regista vi farà capire che non è come sembra. Nonostante le apparenze, quando il regista ritorna indietro, dopo tutte le turbolenze che ci ha mostrato, sembra divertirsi a dimostrare che, più delle conseguenze, i dettagli del percorso sono più importanti dell’arrivo. Dove prima si notava solo una fuga di sesso, ora c’è una visione romantica di Elena e Antonio, quella che vivono nella cala pugliese nascosta e che solo loro conoscono.

Il contorno della storia d’amore resta importante e ha il suo influsso, anche se rimane sottotono. Non mancano, infatti, alcuni temi cari al regista: l’omosessualità e l’omofobia, la famiglia allargata, le incomprensioni, i tradimenti; ma tutto sembra essere meno incisivo e più semplificato. La tragica storia della famiglia di Elena è solo sfiorata e la bravura attoriale di Carla Signoris e di Elena Sofia Ricci indugia e resta al servizio della coppia principale del film.

allacciaIl film delle prime volte per il regista turco-italiano: dalla scelta degli attori (discutibile quella di Francesco Arca) al ritorno della collaborazione con Gianni Romoli, co-sceneggiatore per molti dei sui film, tra cui Saturno Contro (2007). Dopo 4 giorni in sala il film è rimasto, in classifica di incassi, sotto 300: l’alba di un impero (300: Rise of an Empire, Noam Murro). Il risultato, purtroppo non è stato quello atteso e per la prima volta sembra quasi deludente. Dove sono le turbolenze?

Il titolo del film, alla fine, sembra essere troppo avventuroso per una pellicola che scorre lentamente, tra scene che lo spettatore riesce facilmente a prevedere e i sussulti sono assenti. Il messaggio sembra essere ridotto al discorso che la dottoressa (Giulia Michelini) fa alla sua paziente Elena. Lei è fortunata perché ha tante persone che le sono intorno e che la amano.

L’unica scena emotiva, nonostante le tematiche affrontate nel film, rimane quella finale, dove l’amicizia e le note cantate da Rino Gaetano sembrano più reali di una storia d’amore basata sul vento.

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